TERAMO, 23 GENNAIO – Un rapporto dei Ris inchioderebbe Salvatore Parolisi: sono solo sue le tracce trovate sulla scena del crimine.  Adesso per il caporal maggiore del Rav Piceno si prospetta il giudizio immediato.

Sul luogo del delitto non sono state trovate tracce di altre persone, soltanto quelle di Salvatore Parolisi. E il procuratore di Teramo, Gabriele Ferretti, ha sintetizzare così le oltre 3000 pagine della relazione dei Ris che incastrerebbero il caporal maggiore in carcere con l’accusa di essere l’assassino della moglie, Melania Rea. Per lui la Procura ha chiesto il rito abbreviato. Il militare andrà a processo il prossimo 27 febbraio.

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In aula Parolisi dovrà affrontare le tesi della accusa che ora si basano anche su un dettagliato documento, redatto dal reparto della analisi scientifiche dei carabinieri, in cui compaiono molti indizi che sembrano condurre proprio a lui. A cominciare dalle tracce di Dna rinvenute nel bosco di Ripe di Civitella dove Carmela Melania Rea è stato trova priva di vita. Prima di tutto su un capello, la cui struttura genetica è identica a quella del caporal maggiore. E ancora su un accendino di plastica trovato sulla scena del crimine.

Il procuratore Ferretti non ha dubbi: “Il rapporto dei Ris esclude una mano assassina diversa da quella di Parolisi”. Elementi che secondo l’accusa si vanno ad aggiungere a quelli delle celle telefoniche, da cui emerge la presenza di entrambi, marito e moglie, nella pineta di Ripe di Civitella il pomeriggio del 20 aprile scorso, giorno in cui Melania Rea è morta.
E ancora le tante menzogne di Parolisi sulle sue amanti, a cominciare da Ludovica Perrone, l’allieva del reggimento piceno di cui il militare era istruttore. La difesa è pronta a ribattere, “trovare tracce di Dna sul corpo di Melania Rea non solo non è una prova, ma neanche un indizio”.

Redazione