PALERMO, 19 GENNAIO – Bandiere della Trinacria, testa alta e tanto, tanto coraggio.

A pronunciarne il nome, si potrebbe pensare a un manipolo di cattolici esaltati del quattordicesimo secolo alla caccia di streghe ed eretici. E invece no, i “Forconi”non sono niente di tutto questo e, fatto ancora più importante, non sono un partito. Semplicemente i Forconi sono persone. Libere.

Qualsiasi tentativo di etichettare gli “indignados” made in Italy è fallito miseramente, e questo non può che far bene ad un movimento che si propone di portare finalmente una boccata d’aria nuova a questo tanto falcidiato Belpaese.

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Sono partiti dalla Sicilia, ma sono già sbarcati nella penisola, portando con sè una ventata di rivoluzione che in Italia mancava da tanto, troppo tempo.

L’obiettivo è semplice: arrivare ai piani alti e mandare a casa questa classe politica che da innumerevoli anni governa l’Italia come stesse giocando a Monopoli.

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Due sono i punti di riferimento della protesta: Giuseppe Richichi, 62 anni, già alla guida dell’Aias ed ex trasportatore. Poi c’è Martino Morsello, anni 57, precario da una vita e deus ex machina della protesta partita dalla stessa terra dei Malavoglia di Verga.

Ci sono studenti insieme a loro, ci sono pensionati, ci sono operai, ci sono precari e ci sono donne. Un “meltin pot” di idee, culture ed estrazioni sociali che da quattro giorni ha paralizzato la Sicilia.

Hanno bloccato centinaia di tir provenienti da mezza Europa, tir che contengono benzina e gasolio senza i quali l’isola è ormai allo sbando.

La situazione è talmente critica che lo scorso mercoledì la capitaneria di Palermo ha deciso di chiuedere lo scalo per evitare i pericoli.

Dai piani alti Monti ha fatto sapere che sarà disposto a trattare solo nel caso in cui allentassero la presa, ma Morsello non ne vuole sapere. “Andiamo avanti a protestare fino a venerdì, proprio come avevamo deciso di fare. Poi ci organizzeremo nuovamente e metteremo in cantiere nuove proteste.”

Il messaggio che deve arrivare ai “potenti” è che la gente è stanca. E non ne può più.

Leonardo Brunetti