MILANO, 18 GENNAIO – Scherza con i suoi amici Silvio Berlusconi, anche se gli argomenti che tratta non sono proprio da ridere. “Tutti mi vedono come un signore ricchissimo, ma ormai sono diventato quasi povero“. Ovviamente si tratta di una provocazione, ma in realtà dopo essersi dimesso da Presidente del Consiglio, anche l’ex premier ha cominciato a risentire degli effetti della crisi che sta ingoiando l’economia italiana in un tunnel del quale non si riesce a vedere la fine.

A fare un paio di conti, effettivamente il 2011 di Berlusconi non dev’essere stato poi così florido e favorevole dal punto di vista economico: il vero e proprio “machete” calato sull’anno più buio della sua esistenza è senza dubbio la sentenza sul “Lodo Mondadori” in favore dell’imprenditore De Benedetti che ad avviso del leader del PdL “è in possesso della tessera numero uno del Pd”.

560 milioni di euro non sono proprio spiccioli, probabilmente non lo sarebbero neanche per l’uomo più ricco della Terra, men che meno per lui che ogni anno deve già di per sè far fronte a una perdita stagionale di circa 75-100 milioni di euro, proveniente dall’azienda a cui è più legato: l’A.c. Milan.

Proprio quest’ultima azienda in questi giorni è oggetto di verifiche e di riflessioni: tenere o vendere? Lasciare il passo o continuare nel segno di una conduzione famigliare? Lui precisa che l’unico motivo per cui è rimasto sul ponte di comando della nave Milan, è l’amore e la passione che nutre per questi colori, ma non è escluso a questo punto che la situazione cambi molto presto.

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I primi indizi di un ridimensionamento economico del magnate di Arcore, provengono per esempio dalla messa in vendita della prestigiosa e lussuosa villa di Antigua. Berlusconi, che aveva comprato e ristrutturato la residenza giusto qualche anno fa, non è quasi mai riuscito a goderne le comodità, motivo che l’ha convinto ad appendere il cartello “Vendesi” sul cancello della maestosa reggia.

“Del resto”, conviene un prestigioso esponente del PdL, “se la situazione di crisi non fosse stata così netta, sicuramente non avrebbe lasciato che qualcun altro acquistasse il San Raffaele per soli 405 milioni, cifra irrisoria in confronto a quelli donati da lui all’associazione del defunto Don Verzè”.

Leonardo Brunetti