RIMINI, 18 GENNAIO – In questi giorni concitati di ricerche senza sosta, di appelli strazianti e di speranze disperate, le storie comuni, semplici ma allo stesso tempo straordinarie riecheggiano tra le testimonianze sofferenti, rimbalzano sulle pagine della carta stampata, si diffondono come domino sul web. E’ il caso della piccola Dayana, unica bambina nella lista degli scomparsi, che quella maledetta Costa Concordia ha imprigionato con il suo papà.

Dayana, 5 anni, si trovava sulla nave da crociera, in vacanza con il papà William Arlotti, 37 anni, e la sua compagna Michela Maroncelli, 32 anni, con il quale l’uomo conviveva a Villa Verrucchio dopo la separazione dalla moglie, e mamma della piccola, Susy Albertini. Dei tre, per il momento, si è salvata solo la compagna di Arlotti, Michela che, attraverso alle parole disperate della cugina di Arlotti, Sabrina Ottaviani, ieri ha lanciato il suo grido disperato e la sua terribile sofferenza.

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I tre erano ormai salvi, avevano raggiunto il punto della nave dove facevano scendere le scialuppe di salvataggio, ma qualcuno gli ha detto di spostarsi da un’altra parte e nel tragitto, in un corridoio buio della Concordia, i tre sono stati sorpresi dall’acqua. Michela e la piccola Dayana avevano il giubbotto di salvataggio, William no. Michela ha visto scivolare la piccola e il padre insieme nell’acqua. Ha provato a chiamarli ma dopo una breve risposta, il silenzio. “Un uomo, in cima alla scaletta, le ha gridato di salire e, quando lei gli ha detto di aver perso il compagno e la piccola, le ha risposto: “stia tranquilla, ho visto che li hanno recuperati”…”, le parole di Michela, scandite dalla cugina Sabrina sono laceranti.

Soprattutto per Susy Albertini, mamma della piccola Dayana, che oggi è partita alla volta della Toscana, insieme al compagno Francesco e al suo avvocato Davide Veschi, per raggiungere il luogo che ha inghiottito la sua piccola. Con fotografie, qualche vestitino e il maglioncino preferito della bimba, Susy è partita alla volta dell’Isola del Giglio, maledicendosi per aver fatto partire la sua bambina per quella crociera maledetta. “E’ una donna di una forza straordinaria – racconta l’avvocato Davide Veschi – . Siamo stati prima alla Capitaneria di Porto Santo Stefano dove abbiamo lasciato delle fotografie e dove ci hanno ragguagliati sulle modalità delle operazioni di recupero. Poi siamo andati all’Isola del Giglio, dai carabinieri e siamo andati anche a vedere il relitto della nave. E’ una situazione irreale, assurda». Ma sempre in incognito «per non essere assaliti dalle troupe televisive”.

La speranza ha ancora il sopravvento sulla disperazione: la formazione di bolle d’aria all’interno della cabina che possano aver protetto Dayana è l’ultima “richiesta” da parte di una mamma a questa dolorosa tragedia e a quella maledetta nave dei sogni.

Federica Palmisano