PORTO SANTO STEFANO, 17 GENNAIO – Oltre il danno la beffa. Oltre la tragedia il disastro. Infatti dopo l’incidente del 13 gennaio scorso nel quale la Costa Concordia è rimasta rovinosamente impigliata negli scogli dell’isola del Giglio, provocando sei vittime, feriti, numerosi dispersi e tanta paura, si rischia un disastro ecologico.

L’ambiente è minacciato non solo dall’affondamento del relitto, ma dal carburante contenuto al suo interno. Ci sono 2.380 tonnellate di combustibile dentro la pancia dell’immensa nave e qualora fuoriuscisse il rischio è veramente alto. Già ieri sono comparse sulla superficie dell’acqua alcune macchie di gasolio, fortunatamente non hanno destato preoccupazioni in quanto leggere e facilmente evaporabili, ma se uscisse il gasolio solido il danno sarebbe senza eguali.

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Una tragedia. Il carburante ucciderebbe il 90% delle specie e le possibilità di riproduzione degli animali che popolano l’ecosistema del Tirreno centrale, un tipo di ambiente delicatissimo che non esiste più in nessuna parte del Mediterraneo.

Con un dramma umano ancora in atto – sono sette le vittime accertate, 28 i dispersi – si cerca di evitare il disastro ambientale. Le operazioni sono frenetiche. Oggi sono stati creati dei fori con l’esplosivo nella fiancata della nave che emerge dalle acque. Da qui i tecnici sperano di poter recuperare il combustibile. Inoltre si sta approntando una cintura anti-inquinamento attorno al perimetro della nave: dei 900 metri di barriere d’altura previsti, più di 300 sono già stati posizionati; gli altri sono in via di allestimento entro oggi. Ma la situazione è complicata da alcune variabili.

Innanzitutto l’instabilità della nave, che già da ieri ha cominciato a muoversi e da non sottovalutare assolutamente le condizioni meteo. Infatti per i prossimi giorni è previsto un peggioramento dei venti e quindi del mare, che potrebbe raggiungere la forza7.

Il ministro dell’Ambiente Clini non nasconde la preoccupazione: ”C’è un rischio altissimo, non solo per il Giglio ma per tutto l’arcipelago Toscano”. La Costa Crociere dovrà quindi, questo il suo ultimatum, presentare entro 48 ore il piano di ”svuotamento dei serbatoi”. Se poi la nave dovesse affondare – spiega in tv – ci sarebbe bisogno di tutt’altro tipo di operazioni. E’ “difficile fare una previsione: potrebbe anche spezzarsi”. Le previsioni dicono che certamente fino a mercoledì il tempo dovrebbe tenere. E il tempo e’ poco, anche perchè ci sono ancora 29 dispersi da cercare.

Alessandra Scarciglia