LIVORNO, 17 GENNAIO – Due audio diffusi dal Corriere Fiorentino stanno facendo il giro del web: si tratta delle due telefonate intercorse tra il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino e il Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio Maria De Falco.

Due comandanti, due ufficiali, due uomini a confronto di fronte a un’unica grande tragedia e due reazioni completamente opposte. Da un lato la voce del dovere e della responsabilità, dall’altro la voce della giustificazione e della paura. Due telefonate che mettono i brividi e che fanno riflettere: Schettino, comandante di una nave passeggeri, con a bordo – e quindi responsabile di – circa 4.000 persone, si trova già su una scialuppa di salvataggio e non ha idea di quello che sta accadendo sulla sua nave. Non sa se ci sono passeggeri ancora sulla nave, quanti c’è ne sono, se hanno bisogno di assistenza. Schettino, prova, inutilmente, a giustificarsi: “c’è buio”, “non si vede nulla”, “vorrei provare a salire ma…”, “ho chiamato altri i soccorritori…”.

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Una serie di inutili e irritanti giustificazioni che si susseguono in entrambe le telefonate e che fanno letteralmente perdere la pazienza al comandante De Falco che, dall’altro capo del telefono, cerca di capire cosa sta effettivamente accadendo dentro e fuori la Costa Concordia. La voce ferma di De Falco, ben presto, si trasforma in una voce dura e responsabile che oggi rimbomba nelle orecchie di tutti noi come la voce del senso del dovere e della responsabilità che qualsiasi comandante – lo sanno anche i sassi, ma forse Schettino no –  ha di fronte la propria nave, al proprio equipaggio, ai propri passeggeri: scendere per ultimo, a rischio della propria vita.

Schettino appare controverso, confuso, impreparato, quasi sicuramente nel pallone, ma in ogni caso, il suo comportamento appare sempre più ingiustificabile e irresponsabile di fronte a una simile tragedia.

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Federica Palmisano