RIMINI, 17 GENNAIO – I reati variano dal favoreggiamento e dello sfruttamento della prostituzione alla corruzione, passando per estorsione, trasferimento fraudolento di valori, divulgazione di notizie riservate, calunnia, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e sostanze dopanti e ricettazione.

Una vera e propria banda criminale è stata sgominata in questi giorni dalla Guardia di Finanza, a seguito di un’indagine durata oltre due anni.

A capo dell’organizzazione si trovava Marco Bianchini, noto imprenditore del Titano proprietario del colosso Karnak, azienda leader nel settore della cancelleria. Per lui il Gip ha richiesto l’arresto anticipato ai fini dell’estradizione giunto questa mattina all’alba mentre in altre zone d’Italia oltre 150 uomini eseguivano arresti per un totale di 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 7 ordinanze degli arresti domiciliari, 2 obblighi di dimora e contemporaneamente venivano messi sotto sequestro beni per un totale di oltre 10 milioni di euro.

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Tra gli uomini finiti in manette ci sarebbero anche Bruno Platone e Riccardo Ricciardi, uomini vicinissimi al clan camorrista Gallo-Cavalieri, tra i più potenti in Campania. Questi ultimi sarebbero finiti nel giro d’affari di Bianchini, in qualità di “braccio armato” dell’imprenditore, in particolare nella vicenda che vedeva coinvolto l’imprenditore anconetano Claudio Vitalucci, finito ai domiciliari nell’ambito della stessa inchiesta.

L’operazione che ha preso il nome di “Criminal Minds” (in onore del famoso telefilm n.d.r.), era partita da Salvatore Vargiu (per lui ordinanza di custodia cautelare in carcere), sottospecie di spia che raccoglieva dossier per conto di Bianchini in merito alle indagini fiscali che riguardavano in quel periodo l’imprenditore riminese. Le informazioni Vargiu le otteneva grazie al finanziere corrotto Enrico Nanna, finito in manette insieme agli altri.

Nell’ambito del filone “spaccio e prostituzione” sono poi stati messi sotto scacco il re della notte Livio Cavalli (con precedenti per prostituzione) e Ardian Kazazi, che gestiva il gruppo di albanesi dedito allo spaccio delle sostanze stupefacenti e dopanti.

C’era infine un ventiseiesimo uomo, che rispondeva al nome di Giovanni Pascarella. Legato a doppio filo alla camorra e coinvolto nella faida Vitalucci-Bianchini, l’uomo era stato chiamato in causa per mettere fine alla diatriba, ma era deceduto poco tempo dopo.

Leonardo Brunetti