BOLOGNA, 17 GENNAIO – Allo stato attuale delle conoscenze, non sono noti casi di patologie riconducibili a queste specie batteriche associate all’ingestione di Parmigiano-Reggiano”.È la risposta dell’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, all’interrogazione di Giovanni Favia (Mov5Stelle), che aveva sollevato il problema della produzione di Parmigiano-Reggiano, a rischio “causa il foraggio delle mucche da terreni con centrali a biomasse”. Con “quali logiche” ciò avviene, aveva chiesto alla Giunta il consigliere regionale, e “le linee guida vengono violate”? Ancora: “Che senso ha vietare gli impianti a biomasse nella zona del Parmigiano-Reggiano se poi si importa il cibo per gli animali da altre zone. con impianti a biomasse?”. È già successo, aveva ricordato Favia, che “in alcuni casi i clostridi abbiano interferito con la fermentazione delle forme di formaggio, creando molta anidride carbonica e portando allo scoppio delle forme”, e i clostridi “sono pericolosi per l’uomo”.

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“Il genere Clostridium – ha spiegato Rabboni nella risposta in Aula – comprende numerose specie di batteri largamente diffuse in tutti gli ambienti. Alcune di esse presentano caratteristiche ‘anticasearie’ in quanto sono in grado di provocare ‘gonfiori tardivi’ ai formaggi di pasta dura”. Ma, appunto, “allo stato attuale delle conoscenze, non sono noti casi di patologie riconducibili a queste specie batteriche associate all’ingestione di Parmigiano-Reggiano”.

Quanto alla produzione del ‘re dei formaggi’, il disciplinare approvato dall’Unione europea il 29 agosto 2011 “prevede che il 75% del foraggio utilizzato per l’alimentazione delle bovine deve essere prodotto all’interno del comprensorio della Dop”. Quindi, ha proseguito l’assessore, quello proveniente “dall’esterno del comprensorio riguarda una frazione massima del 25%, ovvero una quantità ritenuta compatibile con la presenza di clostridi agenti del gonfiore”. Questa frazione “in ogni caso può essere reperita a livello nazionale e internazionale, ovvero in territori sui quali la Regione Emilia-Romagna non ha alcuna potestà di intervento”. Infine, Rabboni ha precisato come “il Consorzio di tutela sta valutando l’opportunità di istituire un elenco di fornitori di foraggi analogo a quello già previsto per i produttori di mangimi”.

Redazione