NUORO, 16 GENNAIO – Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori cinesi dell’Huazhong University of Science and Technology di Wuhan, il consumo giornaliero di caffè può aumentare la difesa dal diabete di tipo 2. Per i ricercatori il caffè limita l’aumento di una sostanza strettamente correlata alla malattia: per ogni tazza di caffè in più bevuta, il rischio si riduce del 7%.

Lo studio è stato condotto in Cina dalla Huazhong University of Science and Technology di Wuhan e coordinato dal Dott. Ling Zheng. L a ricerca, pubblicata sul Journal of Agricultural & Food Chemistry, ha preso in considerazione la sostanza amiloide islet polipeptide, i cui livelli sono legati a delle disfunzioni al pancreas, che proprio la caffeina riuscirebbe a debellare.

In sintesi lo studio condotto chiarifica come i ricercatori siano riusciti a identificare due sostanze nel caffè che inibiscono l’amiloide islet polipeptide, la sostanza responsabile dell’insorgenza del diabete.

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La ricerca, nello specifico, ha preso in esame l’influenza esercitata dall’amiloide islet polipeptide, arrivando alla conclusione che l’incremento di questo elemento sarebbe, infatti, uno dei maggiori responsabili dei meccanismi legati allo sviluppo della patologia.

Da qualche tempo le numerose proprietà del caffè sono conosciute ai ricercatori, e ora è stato scoperto che può aiutare le nostre difese immunitarie a combattere il diabete di tipo 2.

Ling Zheng, il coordinatore dello studio di ricerca, spiega però che si tratta di “Un effetto che si esercita soprattutto quando si consuma questa bevanda con regolarità”.

Altri studi e ricerche effettuati in precedenza sostenevano che, il consumo di tre o quattro tazze di caffè al giorno poteva ridurre del 25 per cento la possibilità di comparsa di diabete.

“L’identificazione dei componenti attivi di queste bevande consentirebbe di aprire nuove vie terapeutiche per la prevenzione primaria del diabete mellito. Si potrebbe anche ipotizzare di consigliare ai nostri pazienti a rischio diabete mellito di aumentare il consumo di tè e caffè, oltre ad aumentare i loro livelli di attività fisica e a cercare di perdere peso”, ha commentato Richard Huxley, altro ricercatore dello studio.

Secondo una ricerca condotta dall’INRAN, l’Ente pubblico italiano per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione, il caffè è in grado di inibire uno degli enzimi intestinali coinvolti nella digestione dei carboidrati e rallentare l’assorbimento del glucosio, così da diminuire l’alto livello glicemico che si osserva dopo il consumo di un pasto, contribuendo così alla riduzione del rischio di diabete di tipo 2.

“I dati sperimentali sono stati ottenuti in vitro e vanno confermati da uno studio in vivo condotto sull’uomo. Se questo fosse il meccanismo con cui il caffè agisce, dovremmo consigliare di bere caffè subito dopo i pasti ma attenzione a non aumentare il numero di tazzine, e a non superare le 4 al giorno”, dichiara la dottoressa Elsa Natella, specialista in Chirurgia Generale.

La prevenzione del diabete quindi, potrebbe passare proprio attraverso una delle bevande più amate e gustate, ma facendo sempre attenzione a non esagerare.

Sabrina Brandone