MOSCA, 16 GENNAIO – Tutto è bene quel che finisce (più o meno) bene. Il pericolo è passato: la sonda spaziale Phobos-Grunt si è schiantata pochi minuti fa nell’Oceano Pacifico, portando con se solo 200 kg di materiale in raffronto a una massa iniziale che superava le 3 tonnellate. Finisce qui, dunque, la breve storia della terza missione targata Russia (la prima nel lontano 1988), di portare una sonda sulla superficie del satellite marziano Phobos. C’è chi parla di complotto, chi di semplice avaria, di evidente c’è che la sonda è atterrata senza produrre ulteriori danni oltre a quelli già causati.

Lanciata lo scorso 9 Novembre dal cosmodromo russo di Baikonur, in Kazakistan, Phobos-Grunt non è mai riuscita a superare l’orbita terrestre, secondo fonti ufficiali a causa di un malfunzionamento del sistema di propulsione “Fregat”. Una volta cominciata la lenta caduta, sono stati vani i tentativi di riprendere il controllo della navicella che ha continuato nella sua marcia a spron battuto, mentre nei fisici si amplificava il timore di uno schianto in zone abitate.

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Costata 165 milioni di dollari, Phobos-Grunt va ad aggiungersi alla già nutrita lista di missioni spaziali fallite da parte del settore spaziale russo. Fallimento che però resta velato di mistero dal momento che il presidente dell’Agenzia Spaziale Roscosmos, Vladimir Popovkin, non ha smentito le voci che riferivano di un sabotaggio ad arte, ma ha anzi sottolineato come l’avaria sia avvenuta proprio nel momento in cui la sonda non si trovava sotto il controllo dei radar russi.

+ VIDEO Lo schianto del Phobos-Grunt

Leonardo Brunetti