BOLOGNA, 13 GENNAIO – Entrerà nell’atmosfera terrestre nella giornata di domenica, probabilmente i suoi frammenti cadranno nell’Oceano indiano. E’ la sonda russa Phobos, balzata in questi giorni sulle cronache per essere andata in avaria ancor prima di poter svolgere la sua missione.

La navetta automatica, frutto di un progetto congiunto tra Russia e Cina, è stata lanciata dal cosmodromo russo di Baikonur nel Kazakistan un paio di mesi fa ha fallito la sua missione ancor prima che questa fosse iniziata.

Doveva arrivare a raccogliere campioni dalla luna marziana Phobos e riportarli a casa per un’analisi, dopo un volo interplanetario di quindici anni di durata.

Non è riuscita ad allontanarsi neanche dall’orbita dov’era rimasta “parcheggiata” fino ad oggi. Cadrà miseramente giù, assieme a tutte le aspirazioni dei paesi che l’hanno spedita nello spazio.

[ad#Google Adsense][ad#Juice Overlay]

Peccato. La corsa allo spazio si ferma sempre di questi tempi, trasformandosi in un buco nero che inghiotte i soldi ivi spesi. Succede quando si hanno da portare avanti altri affari più redditizi a terra e si risparmia sulle cose che dovrebbero contare davvero: la ricerca, le tecnologie spaziali, le nuove frontiere. E’ un mondo che non sogna più lo spazio, è un mondo che non sogna più affatto, e si illumina dei frammenti di questa macchina che brucia i suoi due quintali di stazza rientrando sul pianeta, come un angelo caduto.

Luca Brandetti