BERGAMO, 10 GENNAIO – Scadevano oggi i termini per le indagini sul sequestro e successivo omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate scomparsa nel novembre del 2010 e ritrovata uccisa nei campi il febbraio successivo.

Pochi indizi, poche piste reali. Ma chi ha ucciso davvero Yara? Gli inquirenti ancora non sanno darsi una risposta, motivo per cui il pm Letizia Ruggeri ha dovuto chiedere al gip Ezia Maccora una proroga di sei mesi. Proroga che, pare ormai certo, sarà concessa nel corso delle prossime ore.

Ad oggi non ci sono novità rilevanti: l’unica pista certa in mano agli investigatori è quella del DNA recuperato sugli indumenti indossati dalla giovane vittima la sera in cui fu uccisa. Quelle tracce sono già state confrontate con oltre 13 mila campioni prelevati a tutte le persone che in qualche modo possono aver avuto a che fare con Yara.

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Fin dai primi giorni è stata caccia ai responsabili per un caso che sembra un rompicapo. Unico a finire nel registro degli indagati era stato Mohamed Fikri, il marocchino che in quel periodo lavorava nel cantiere del centro commerciale di Mapello, finito in manette qualche giorno dopo la scomparsa di Yara. Il nordafricano era però stato scarcerato, dopo che l’iniziale traduzione di una sua conversazione telefonica intercettata era stata messa in dubbio da altre interpretazioni.

Il dna di Fikri era anche stato confrontato con quello ritrovato sugli indumenti di Yara: nessuna relazione era emersa. Gli inquirenti all’epoca sospettavano, però, non un coinvolgimento diretto nell’omicidio, ma un presunto favoreggiamento da parte del nordafricano nei confronti dell’assassino.

Chi ha ucciso la giovanissima ragazza di Brembate? È credibile pensare che chi ha prima rapito e poi ucciso Yara Gambirasio, l’ha fatto in mezzo alla strada, senza poter sapere se qualcuno in quel momento potesse guardare o meno la scena.

Dunque, si direbbe delle coincidenze straordinariamente fortunate per l’assassino (o gli assassini), e una sfortuna totale per la povera Yara Gambirasio (e tutta la famiglia) che, addirittura, potrebbe non ricevere mai giustizia.

Alessandra Scarciglia