BOLOGNA, 10 GENNAIO – Tra lo spread btp-bund vertiginoso e gli aumenti del costo dei carburanti, ora la corsa al rilancio dell’economia nostrana diviene sopravvivenza. Cittadini ed imprese non chiedono altro che una rapida ripresa del nostro mercato. Se entro poco tempo non cominciano a palesarsi sull’orizzonte degli eventi politici del nostro paese, le soluzioni da tutti invocate, il rischio di una recessione diverrà ben più che reale.

Non si tratta di cassandre o vaticini impazziti ma di dati concreti contro i quali il paese va a cozzare dolorosamente.

Prezzo dei carburanti

I rincari non si sono fermati neanche sotto l’albero di Natale, oggi la rincorsa del prezzo dei carburanti si è assestata attorno a 1,74 € al litro per la benzina ed 1,70 € per il Diesel.

I rincari si sono registrati su tutte le strade nazionali senza distinzioni territoriali.

L’aumento più consistente si è registrato in alcune zone del centro Italia, dove la benzina ha toccato livelli storici 1,83 € per litro (nelle Marche ad esempio sui carburanti gravano delle percentuali regionali per il ripristino di danni alluvionali di qualche tempo fa).

L’aumento generalizzato non ha inoltre coinvolto solo i grandi brand ma anche e piccole compagnie. Nessuno ne esce quindi indenne.

Spread BTP-BUND

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E’ salito a 530 punti di differenza lo spread sui BTP italiani, mandando all’aria le intese ed i propositi dell’accordo Merkel – Sarkozy.

Oggi però non tutta la responsabilità del dato è italiana, pesa sull’economia tedesca la flessione della produzione industriale tedesca, oggi più bassa di quanto preventivato.

Per ciò che riguarda i titoli di stato tedeschi, si è recentemente assistito al riversamento di capitali in titoli di stato tedeschi, in quanto, nonostante tutto, la Germania sembra ancora il paese più sicuro per gli investitori di tutta l’area euro, dove parcheggiare la propria liquidità.

Ribassi hanno colpito quindi tutta Europa. Londra, Parigi, Madrid, Francoforte, si sono tutte piegate oggi alla singolarità dello spread. Milano non ha fatto eccezione. L’indice Ftse Mib ha segnato un ribasso dell’1,67%, a 14.401 punti.

Dopo un apertura a 531 punti lo spread è salito a quota 352, per poi riassestarsi attorno ai 530. in chiusura.

L’esigenza di normalizzare queste fluttuazioni va di pari passo col consolidamento dei nostri conti, con il rilancio della crescita, con il rasserenamento delle garanzie offerte a coloro che investono nel nostro paese. E’ auspicabile quindi che qualunque idea passi per la testa dell’attuale governo sia attuata in maniera rapida e risoluta.

Luca Brandetti