ROMA, 7 GENNAIO – È ancora giallo sull’omicidio del padre e della figlia, di origini cinesi, avvenuto tre giorni fa a Roma. La borsa sottratta la sera dell’omicidio è stata ritrovata dai carabinieri davanti al portone di casa della famiglia aggredita. All’interno c’erano circa diecimila euro e gli effetti personali delle vittime, compreso un cellulare. Intanto in città è caccia ai killer. Sono innumerevoli i controlli della polizia e i RIS procedono con le analisi sui reperti ritrovati.

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L’ipotesi degli inquirenti pare sia una rapina finita male, ma ancora non si esclude del tutto qualsiasi altro movente. Grazie al telefonino custodito nella borsa, i militari del Nucleo Investigativo e dei Ros sono riusciti a “agganciare” la cella, recuperando la sacca sistemata in un luogo nascosto e poco visibile, non lontana dal posto in cui si è svolto il duplice omicidio. Come mai, si domandano gli inquirenti, la borsa è stata sistemata lì?

I carabinieri, che già dalle prime ore dopo l’episodio avevano anche effettuato un sopralluogo a casa della vittima, stanno lavorando nel più stretto riserbo, e non escludono che gli assassini possano essere italiani. L’unica testimonianza è quella della moglie della vittima, ricoverata in ospedale in stato di choc, che ancora non sa della morte del marito e della figlia di nove mesi. La stessa donna ha dichiarato che gli assassini erano due italiani. Gli altri testimoni ascoltati dagli investigatori non hanno saputo fornire indicazioni al riguardo.

Gli inquirenti stanno ricostruendo anche la personalità di Zhou Zheng, marito della vittima, con l’obiettivo di escludere possibili moventi del duplice delitto diversi dalla rapina. Gli abitanti del quartiere di Torpignattara, tra cui molti stranieri, sono sconvolti. Nel luogo della rapina, in via Giovannoli, sono in tanti a posare mazzi di fiori, lumini e bigliettini. “Sono sicuro che da lassù quell’angioletto darà la forza a tutti di superare quest’atroce dolore”, si legge in un bigliettino lasciato davanti al bar gestito dalla famiglia cinese.

Sabrina Brandone