BOLOGNA, 27 DICEMBRE – E’ stata identificata sull’ultimo pianeta del nostro sistema solare, la presenza di componenti chimici che sono propri dei processi organici.

A renderlo noto sono i ricercatori del Southwest Research Institute in collaborazione con la Nebraska Wesleyan University che hanno analizzato i dati raccolti dallo spettrografo montato nel 2009 sul telescopio spaziale Hubble.

Lo spettrografo è uno strumento che determina le specifiche di assorbimento dei raggi ultravioletti emessi dal sole da parte degli elementi diffusi sulla superficie di un corpo celeste.

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L’analisi dei livelli di assorbimento, ha confermato la presenza su Plutone, di diverse tipologie di idrocarburi che sono alla base delle molecole biologiche. Tali molecole si produrrebbero grazie all’interazione tra i raggi solari che arrivano sul ghiaccio e gli elementi diffusi sulla superficie planetaria. Si tratta in gran parte di metano, monossido di carbonio,  azoto. L’interazione in atto potrebbe, secondo i conduttori della ricerca, anche spiegare il colorito violaceo emanato dal pianeta.

Il mito che vede in Plutone una landa morta e gelida come il “Sovrano del Regno dei Morti” da cui prende il nome, sembra essere dunque parzialmente sfatato. Date le condizioni proibitive che si trovano nello spazio esterno del nostro sistema solare, trovare le premesse della vita è già buon segno. Trovare altrove la vita, sembra un po’ meno difficile.

Luca Brandetti