ROMA, 21 DICEMBRE – Nessun allarmismo viene fuori dalle parole del ministro della Salute, Renato Balduzzi, in seguito alla notizia diffusa dalla Francia sulla correlazione tra tumore al seno e protesi mammarie difettose. Negli ultimi mesi, infatti, sono stati rilevati, in Francia, otto casi di tumore al seno ritenuti collegati alle protesi della società francese Pip. Per questo motivo, circa duemila donne francesi hanno denunciato la società Pip – Poly Implants Prothese – accusata di produrre protesi difettose usando materiale scadente e contro la quale sarebbe stata anche aperta un’inchiesta per omicidio involontario, in seguito al decesso di una donna.

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“Attualmente, l’unica cosa che si può fare è proprio quella di prendere le informazioni esatte sul tipo di protesi al seno che è stata impiantata. Quindi le pazienti chiedano ai propri medici e alle strutture dove è stato fatto l’impianto, quale tipo di protesi è stata utilizzata”. Queste sono le parole, più o meno confortanti, provenienti dal dicastero della Salute e che dovrebbe tranquillizzare le migliaia di donne che si sono sottoposte a interventi chirurgici, per motivi estetici o motivi di salute, con protesi mammarie Pip, considerate a rischio per la salute e per le quali le autorità francesi avrebbero previsto l’espianto. Il rischio, infatti, sarebbe quello che queste protesi possano sviluppare tumori.

In Francia, circa 30.000 donne sono state richiamate dalle autorità sanitarie per rimuovere le protesi incriminate, che ormai sono fuori dal mercato da circa due anni, ma fanno paura anche nel nostro paese. Sono circa cinquemila le italiane che hanno una protesi di questo tipo e che, per il momento, il nostro ministero della Salute, insieme a esperti, ritengono la non necessità di creare allarmismi, ma rintracciano la necessità di organizzare una riunione con il Consiglio superiore di sanità per un parere, in programma per giovedì 22 dicembre alle 11.

In un comunicato stampa, il ministro Balduzzi sottolinea che l’esame del consiglio si baserà sugli studi già realizzati nei mesi e negli anni precedenti dall’Istituto Superiore di Sanità.

Anche le autorità britanniche vanno nella stessa direzione dell’autorità italiana: l’Agenzia che regola i prodotti sanitari e le medicine nel Regno Unito – il Mhra – ha annunciato oggi che le protesi Pip non verranno ritirate perché non sono state trovate alcune connessioni con casi di tumore, così come riscontrato dalle autorità francesi.

Nel frattempo, anche il professor Veronesi, direttore della Chirurgia senologica integrata all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e professore associato in Chirurgia all’università degli Studi di Milano, ha tenuto a rassicurare le donne italiane: “Le donne italiane non hanno alcun motivo di preoccuparsi. già nell’aprile 2010 il nostro Ministero della Salute ha diramato una circolare in cui si invitano i medici a richiamare tutte le pazienti portatrici di questo tipo di impianto e a sottoporle a visita e a ecografia per verificarne l’integrità. In caso di riscontro di danneggiamento la protesi viene sostituita, mentre se risulta integra la donna può decidere se tenerla solo sotto controllo o se procedere comunque alla sua sostituzione”.

Federica Palmisano