FUKUSHIMA, 16 DICEMBRE (Tg24) .– Il progetto è stato elaborato dalla Fukushima University, l’idea è quella di dotare le scimmie che vivono nella foresta attorno al sito del disastro nucleare di una strumentazione che misuri il livelli di radioattività nei luoghi in cui gli animali abitualmente vivono e si muovono.

Le abitudini di vita delle scimmie, fornirà dunque, un ampia gamma di misurazioni con cui compilare rapporti sullo stato di contaminazione ambientale. Si sa già che le rilevazioni saranno efficaci poiché, vivendo sia al livello del suolo, sia sulle cime degli alberi e spostandosi normalmente sul loro territorio, le scimmie saranno vettori ideali per i dispositivi di raccolta dati.

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La ricerca avverrà  nella località di Minamisoma a 16 chilometri circa dal sito dell’incidente dove sono già stati individuati 14 gruppi di scimmie candidabili all’esperimento.

L’operazione avrà sicuramente buon esito visto che il campionamento utilizzerà sarà effettuato da animali già contaminati dal disastro causato dagli uomini. Ciò che è sconcertante è il paradosso culturale di fronte al quale continua a trovarsi il Giappone durante la sua rincorsa forsennata del progresso, con la relativa esternazione dei costi.

La scimmia è uno degli animali più evocati nelle leggende del Sol Levante, gli stessi culti scintoisti sono fondati sulle forze della natura e sull’influenza di tali poteri sulle vicende umane.

Gli Dei della terra hanno scosso la terra di Yamato dalle fondamenta, adirati per la presunzione dell’uomo di poter sottrarre i segreti dell’atomo, nascosti nei tesori che essi celavano, hanno fatto in  rotto il crogiuolo in cui l’energia veniva scissa. Ora come nella leggenda dello Scimmiotto (Son Gokū), una scimmia dovrà salvare il loro mondo.

Luca Brandetti