FIRENZE, 16 DICEMBRE – Continuano a ritmo serrato le indagini su Gianluca Casseri, la mano omicida dietro agli omicidi di Samb Modou e Diop Mor ed al ferimento di altri tre ambulanti di origine africana, colpiti tra la folla per le vie di Firenze. Indizi portano gli inquirenti a delineare la ricostruzione della strage e dei suoi antefatti sempre più inquietante.

Nella perquisizione delle due abitazioni, a Firenze e sull’appennino Pistoiese, di cui si serviva il killer, è stato trovato un vero e proprio laboratorio per la fabbricazione artigianale di cartucce, principalmente calibro 357 magnum come quelle usate per il duplice omicidio, adatte anche a essere sparate dall’arma per cui Casseri aveva regolare porto per uso sportivo. Rimane incomprensibile come una persona già due volte denunciata per atti di violenza, fra cui un’aggressione ad un agente di polizia, un uomo in cura farmacologica per problemi di depressione e diabete, potesse avere ottenuto quel permesso.
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Ancora più inquietante è il vuoto trovato dagli investigatori nel domicilio dell’estremista: salvo libri e fumetti, qualcuno aveva già provveduto a svuotare la casa di praticamente tutto, compreso l’hard disk esterno di cui Casseri, che si appoggiava per navigare in rete al computer del fratello non possedendone uno, si serviva probabilmente per archiviare materiale a cui teneva particolarmente; si fa strada insomma che l’assassino abbia avuto, se non veri e propri complici, almeno dei fiancheggiatori.

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Matteo Borile