TORINO, 8 DICEMBRE – È una donna oggi Erika de Nardo, una donna libera, che si appresta vivere la sua vita, la sua nuova vita. Quando entrò in carcere era una ragazzina, col suo ex fidanzatino Omar uccise con 96 coltellate la mamma e il fratellino, nel febbraio del 2001. Per la legge italiana ha scontato la sua pena per quell’efferato delitto ed e’ ora una donna libera.

Erika ha scontato la parte finale della pena in una comunità Exodus di don Mazzi. Don Mazzi ha confermato che Erika rimarrà ancora a lavorare nella comunità: “Lei è la prima a capire che ciò che ha fatto non è da dimenticare e ha chiesto di stare con noi il tempo debito. Dieci anni di carcere sono pochi? Se dovessimo badare solo all’opinione pubblica, ogni volta che uno ammazza qualcuno dovremmo rinchiuderlo per l’eternità, perché noi abbiamo umore, perché il sangue non è acqua. Ma la legge italiana è questa, Erika ha scontato la sua pena”.

”La libertà legale, però, e’ una cosa diversa da quella interiore – spiega il responsabile della comunità Giovanni Mazzi, nipote di don Antonio – e per questo il percorso e’ ancora lungo”.

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Per lei, il giorno della libertà non e’ stato dissimile da tutti quelli che ha trascorso dal 5 ottobre a questa parte, da quando ha lasciato il carcere bresciano di Verziano ed e’ stata ammessa nella comunità sulle colline di Lonato: sveglia all’ alba, colazione, pulizie, lavori all’interno della comunità in cui si allevano anche i cavalli. Con un unico accorgimento: rimanere circondata dagli altri ospiti della comunità per cercare di sfuggire, inutilmente, ai numerosi fotografi e operatori assiepati fuori dal recinto della struttura.

Attraverso don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, fa sapere di non voler parlare con la stampa, una volta fuori: ”Caro don Mazzi, come tu sai – scrive Erika nella lettera affidata al sacerdote -, ho deciso di lavorare con te per un certo periodo perchè sono contenta di continuare a maturare e ad aiutare gli altri. Continuerò il mio percorso comunitario e ti prego di dire alla stampa di non contattare ne’ me, ne’ la mia famiglia che merita un po’ di serenità”.

Una serenità che merita il papà sempre vicino a sua figlia, nonostante le avversità, gli eventi, il carcere. Si apprestano a passare il primo Natale insieme dopo tanto. Oggi Erika è una giovane donna, ben lontana da quella ragazzina, consapevole e cosciente, più matura. Una laurea col massimo dei voti e soprattutto con una vita davanti. una donna libera e con una vita davanti, una nuova vita. Forse all’estero, forse in comunità, forse si dedicherà al volontariato, ma di certo una nuova vita.

Alessandra Scarciglia