GARLASCO, 8 DICEMBRE – Un delitto e nessun colpevole. Quando in aula è stata pronunciata la parola Conferma, si è capito tutto. Ad Alberto Stasi è stata confermata in Appello la sentenza che lo dichiara innocente. E’ stato assolto, come avvenne in primo grado, il bocconiano accusato di aver massacrato la fidanzata Chiara Poggi il 13 agosto del 2007 a Garlasco (Pavia). Per il sostituto procuratore generale Laura Barbaini, che ieri mattina aveva ribadito la richiesta di condanna a 30 anni, il giovane mentì, il suo fu un piano preordinato» per eliminare la fidanzata, uccisa per coprire le sue «deviazioni sessuali» nella sua «patologica criticità».

Nelle sue repliche l’accusa aveva anche chiesto a sorpresa ieri mattina di rifare la perizia sulle fotografie scattate nella villetta: la macchina era settata sull’orario solare non legale come vige in estate. Nei motivi d’appello il pg aveva invocato la richiesta di rifare tutte le perizie e sentire in aula la telefonata al 118 fatta proprio dal giovane. Ma i giudici, due togati e sei popolari, non hanno rinnovato il dibattimento e ieri dopo poco meno di cinque ore di camera di consiglio hanno emesso la sentenza.

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Alberto Stasi prima sorride e poi piange. E si capisce che dopo quattro anni è un macigno che si sbriciola: «Sono contento… È giusto così». Sorrisi e lacrime, ha abbracciato i suoi avvocati. Un incubo che finisce, almeno per il momento. Il professor Angelo Giarda, mente e anima della difesa, si accascia su una panca e si commuove: «Piango perché abbiamo lavorato anche per questi genitori – dice riferendosi ai Poggi – Piango perché sarebbe stato terrificante se fosse andata diversamente».

Distrutti invece i genitori di Chiara, da sempre alla ricerca della verità. Una ricerca che per loro è un “dovere” nei confronti della figlia e che ha fatto dire a mamma Rita: “Non mi arrendo, ho ancora fiducia nella giustizia”. Una frase pronunciata a voce bassa e con il volto rigato dalle lacrime,  ma che testimonia il suo coraggio, sebbene il dolore e lo sconforto siano immensi. Dolore e sconforto che nemmeno papà Giuseppe ha saputo celare. Raggiunto al telefono, alla domanda se avessero intenzione di andare avanti, ha solo risposto: “Non lo so, è talmente fresca”.

Emozioni contrapposte dunque, felicità e soddisfazione da un lato, che si oppongono alla disperazione e l’esigenza di sapere dall’altra. Soddisfazioni legali e personali, sentenze che si susseguono e una ragazza che però non trova giustizia, del quale non si conosce nome e movente per il suo omicidio, per la sua fine, arrivata troppo presto, che si oppone a una giustizia in ritardo come sempre.

Alessandra Scarciglia