BOLOGNA, 7 DICEMBRE – La Consulta per la famiglia di Bologna perde dodici associazioni, tutte cattoliche, dalla sua composizione originaria. La decisione è una vera e propria protesta “discriminatoria” nei confronti dell’entrata di due associazioni vicine alla realtà gay, Famiglie Arcobaleno e Agedo.

Già da ieri, la decisione dell’amministrazione Merola di far entrare nella Consulta della famiglia le due associazioni della sfera gay, aveva scatenato la dura posizione della Curia di Bologna che definiva tale decisione come una “posizione intollerante” e “incoerente”, ”una grave offesa in primo luogo alla ragione e al buon senso comune, alla comunità civica e a quella cattolica”. Oggi è arrivata l’ufficializzazione dell’uscita, dalla Consulta, di ben dodici associazioni, tra cui Acli e Mcl.

Se da un lato l’accusa che si muove alla giunta Merola, da parte dei cattolici, è la trasformazione della consulta per la famiglia in una “consulta delle convivenze”, dall’altro lato Palazzo d’Accursio non ha nessuna intenzione di fermare i propri lavori, secondo le dichiarazioni del coordinatore di giunta, il democratico Benedetto Zacchiroli, che afferma: “Le nostre politiche continueranno a tutelare gli interessi delle famiglie in questo momento di crisi”.

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Spietata è la reazione della Rete laica che trova questa scelta fortemente discriminatoria e, anche in conflitto con i principi basilari delle democrazie occidentali. “Democrazia è garanzia di rappresentatività e partecipazione – scrive in una nota, Rete Laica – in una comunità democratica è fondamentale il rispetto per la dignità di tutti gli individui che la compongono e compito delle istituzioni garantirne la partecipazione, nella piena applicazione dell’ art. 3 della Costituzione”.

La concezione di famiglia, nel 2011, è cambiata per questioni sociali, economiche e anche demografiche. Non accorgersi di questo o, peggio, continuare a tenere posizioni solo per puro spirito coerente, non aiuta certo una società civile come la nostra a uscire dalla crisi umana ed economica nella quale è coinvolta. Ma come si dice, “non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire”.

Federica Palmisano