BOLOGNA, 7 GENNAIO – Tocca quota sessanta il numero dei detenuti morti in carcere dall’inizio anno. Un giovane marocchino si è tolto la vita ieri nel carcere della Dozza a Bologna, il secondo morto nello stesso istituto circondariale nel giro di pochi giorni, il terzo detenuto a morire in carcere nel capoluogo emiliano dall’inizio dell’autunno.

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Wadih Sahid, trentaquattrenne di Rabat, si sarebbe suicidato nella tarda serata di ieri inalando il gas della bombola di un fornelletto di cui era dotata la cella; era detenuto da luglio scorso in custodia cautelare dopo essere stato fermato nel corso di una massiccia operazione antidroga nel capoluogo emiliano. Inutile, per quanto tempestivo, l’intervento della polizia penitenziaria e dei medici della prigione allertati dal compagno di cella dell’uomo, arrivati troppo tardi per salvargli la vita.

Il pm Morena Plazzi ha disposto per l’autopsia e gli esami tossicologici, in modo da accertare oltre ogni dubbio se si tratti di suicidio o di morte. Il segretario del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, si dice sicuro che si tratti dell’ennesimo caso di suicidio, ricordando l’alto numero di morti in carcere e l’elevato tasso di sucidi, di cui addita come causa la situazione di grave crisi in cui versa il sistema penitenziario italiano.

Matteo Borile