BOLOGNA, 04 DICEMBRE – Secondo una recente indagine del Censis dal 2007 ad oggi la crisi sul mercato del lavoro ha lasciato a tappeto 980.000 lavoratori, se si contano poi solo gli italiani, il numero sfora il milione: 1.160.000. Nel periodo il K.O. è stato segnato soprattutto dall’assenza, protratta, di politiche volte alla tutela dei  lavoratori specie tra i più giovani.

Scendere nel particolare di dati statistici nudi e crudi, che risultano in questo caso, troppo chirurgici ed asettici per avviare un analisi concreta del problema, ormai non è più necessario. Chiunque si troverà a dover sciogliere il nodo delicato del lavoro in Italia dovrà affrontare il senso di sfinimento che ormai più di una generazione si trova a fronteggiare.

[ad#Google Adsense][ad#HTML]

Allo stato attuale delle cose c’è chi s’azzarda a puntare il dito contro le scarse capacità reattive delle nuove generazioni a stati di crisi, chi indica nella mobilità comunitaria ed internazionale del capitale umano la soluzione (solo il 40% dei giovani sarebbe pronto ad affrontare).

La crisi ha colpito quasi ovunque, è innegabile, ma ciò che realmente ha inciso sullo stato di disoccupazione ed in occupazione specie nel nostro paese sono stati quei 7 punti percentuali di differenza tra il PIL dell’Eurozona e quello italiano registrati negli ultimi dieci anni.

La crescita sino a qualche anno fa c’è stata anche da noi, molto meno che altrove questo è certo, ma c’è stata. Resta di capire chi all’epoca teneva il freno a mano tirato e soprattutto perché.

Adesso, forse, paghiamo tutti il salato conto del lavoro dato in cambio di favori.

Luca Brandetti