BOLOGNA, 4 DICEMBRE – L’ultima fuga di notizie, raccolta e diffusa durante la scorsa settimana al grande pubblico da Wikileaks ci racconta qualcosa che la maggior parte della gente sospettava, e non pochi addetti ai lavori conoscevano: esiste la tecnologia, e la volontà, di “spiare”, intercettare e controllare tutti i traffici di dati che passano attraverso il mezzo di comunicazione libero per eccellenza, e questi dati sono a disposizione di autorità governative e di grandi aziende. Parliamo ovviamente del Web.

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Spesso la funzione di Wikileaks, il noto sito fondato da Julian Assange che raccoglie e divulga le informazioni riservate provenienti da tutto il mondo, non è  tanto quella di rivelare al pubblico veri e propri “segreti”, informazioni ultra-classificate destinate a deflagrare sull’opinione pubblica come inaspettati fulmini sul mare placido dei benpensanti, quanto piuttosto quella di dare risalto a verità sì scomode, ma mai sconvolgenti o completamente inaspettate. E’ questo il caso dei centinaia di documenti riguardanti le operazioni di “spionaggio” sul Web, ripubblicati in Italia dall’Espresso il 1 dicembre.

Si tratta di PDF dimostrativi, spesso liberamente scaricabili dai rispettivi siti, che presentano i servizi di alcune aziende specializzate nell’intercettazione, recupero e organizzazione dei dati “sensibili” circolanti nella rete. Tra queste appaiono anche due compagnie italiane.

La milanese Hacking Team di Milano produce e noleggia una variante potente e sofisticatissima del “trojan horse” informatico: un piccolo software che dopo essersi installato clandestinamente sul computer della vittima è in grado di intercettare e ritrasmettere dati, comunicazioni e posizioni geografiche.

La seconda azienda italiana è la modenese Expert Systems, che dietro l’oscura locuzione “approccio semantico al web” maschera una tecnologia in grado di rastrellare dati e informazioni passanti attraverso i fili della ragnatela informatica, e-mail comprese, e di venderle a governi ed aziende.

Si tratta solo di due casi, tra i 287 “spy-files” diffusi sul sito di Wikileaks e in corso di pubblicazione in tutto il mondo, ma abbastanza esemplificativi del tipo di materiale di cui si sta parlando. Materiale già accessibile al pubblico, che nella maggior parte dei casi non pubblicizza niente di illegale (anche per la mancanza di precise leggi in proposito) e che non dovrebbe sconvolgere nessuno, ma che testimonia delle ombre abbastanza minacciose che si intravedono sull’orizzonte di un mezzo di comunicazione la cui libertà e anonimità, si dà spesso per scontata. C’è un fiorente settore dell’industria informatica che si occupa di intercettare, organizzare e mettere a disposizione di clienti paganti tutti le tracce lasciate dagli utenti del Web. Il messaggio di Wikileaks è abbastanza chiaro: Internet, come tutti i luoghi “liberati”, è sempre di più uno spazio da difendere dalle influenze e dal controllo del potere politico ed economico.

Dario Dabicco