MILANO, 4 DICEMBRE – Si è svolta a Milano la seconda udienza pubblica del processo che vede imputato Silvio Berlusconi per sfruttamento della prostituzione minorile. Sul banco dei testimoni, convocato dall’accusa, è apparso l’investigatore Marco Ciacci, che ha condotto le indagini sul caso Ruby dal principio ed ha dichiarato durante l’udienza che, da quanto emerso dalle indagini, almeno tre delle 33 ragazze coinvolte nelle “cene eleganti” di Arcore «svolgevano abitualmente l’attività di prostituzione».

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La testimonianza di Ciacci, durata più di tre ore grazie alla raffica di obiezioni sollevate sistematicamente dall’avvocato Nicolò Ghedini, ha ripercorso tutta la vicenda della ragazza marocchina, dalla sua apparizione nei verbali della polizia nel corso di un’indagine sulla prostituzione nel capoluogo lombardo, sino alla fatidica notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Ruby fu portata in questura e poi “liberata” grazie alla telefonata di Silvio Berlusconi.

Nel corso dell’interrogatorio Ciacci ha esibito alcune foto hard di Ruby, che ricondurrebbero senza equivoci a “contesti prostitutivi”. La dimostrazione dell’attività di prostituzione svolta da Ruby e delle sue colleghe è il primo passo nella strategia dell’accusa, in quanto scardinerebbe la teoria delle “cene eleganti” e ricondurrebbe le notti di Arcore al contesto del sesso a pagamento, ma il punto fondamentale è chiaramente un altro: se ci siano stati rapporti sessuali tra l’ultrasettantenne Berlusconi e la diciassettenne (all’epoca dei fatti) Karima El Marough, in arte Ruby Rubacuori. Su questo aspetto Ghedini, all’uscita del tribunale, si è dimostrato ottimista:  «oggi è andata molto bene per la difesa con un teste dell’accusa, perché non è stato dimostrato nulla sui rapporti sessuali tra Berlusconi e Ruby».

La prossima udienza del processo, in cui parleranno i testi non sentiti ieri a causa della strategia ostruzionistica della difesa, è prevista per il 12 dicembre.

Dario Dabbicco