ROMA, 1 DICEMBRELunedì arrivano le prime misure strutturali decise dal governo Monti per far fronte alla crisi economica, che ha colpito duramente anche l’Italia.

Tra secchi no e polemiche, Mario Monti prosegue il suo cammino, con una sola richiesta: “senso di responsabilità“. La richiesta, da parte di Monti, è indirizzata alla politica e alle parti sociali, ma la sua riforma sulle pensioni, il blocco dell’adeguamento all’inflazione con il successivo innalzamento dei contributi di anzianità continua a ricevere secchi di no da parte di tutto.

A gridare il no sono in primis i sindacati, con il segretario della Cgil Camusso, che resta ferma sulla sua idea che il limite dei 40 anni di contributi sia “intoccabile“. Ad appoggiarla lo stesso Pd e Bersani, che ammette: ” su alcuni punti potremmo non essere d’accordo“. Contrari a questa scelta anche l’Idv, nonostante l’avviso di Monti che ” se l’Italia manca questo passaggio o non fa quel che ci si attende le conseguenze sarebbero molto gravi“.

La decisione, secondo il Premier Monti, va presa al più presto. Sicuramente bisognerà discuterla, ma una cosa è certa “i tempi saranno molto stretti“. La stessa Marcegaglia, presidente di Confindustria risponde alla Cgil così : “Non è tempo di veti, 40 anni non è un numero invalicabile“.

Intanto lunedì prossimo saranno varate le nuove riforme strutturali da parte del Consiglio dei ministri e poi spetterà al Parlamento decidere se approvarle o meno. Nel caso in cui dovesse esserci un consenso da parte di tutti, potrebbero essere approvato già entro Natale.

I prossimi 10 giorni, secondo il commissario Ue Rehn, saranno giorni decisivi e fondamentali anche per il destino dell’euro. Nella giornata di ieri, intanto, le Borse europee hanno festeggiato la scelta delle Banche centrali di aumentare la liquidità del sistema portando al 50% in meno il tasso di interesse su alcune operazioni di swap.

La borsa di Milano ha chiuso con un 4,3% positivo, mentre lo sperda tra Btb e Bund a 10 anni si è fermato a 474, con un rendimento a 10 anni del 7%.

Lo stesso Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, ha così commentato: ” Stiamo rientrando in recessione, come tre anni fa per cause non nostre. Dobbiamo fare di tutto per recuperare il più velocemente il segno positivo“. Lo stesso ministro ha poi confermato che il governo è già al lavoro per rispondere al problema più importante, che è quello del disagio occupazionale, perché per Passera il lavoro è “la priorità assoluta del Paese“.

Sembra essere certa, con le nuove riforme, il rientro dell’Ici, ma che potrebbe essere progressiva, collegata così al reddito o al numero degli immobili e sicuramente coordinata con la nuova Imu. Sicuro anche il passaggio dell’Iva dal 21% al 23%.

Bisognerà attendere ancora qualche giorno per avere un piano chiaro e completo di quelle che saranno le nuove riforme, a cui spetterà il compito di salvare l’Italia.

Emanuele Ambrosio