BERGAMO, 25 NOVEMBRE – Ricerche accuratissime, analisi minuziose e costosissime, innumerevoli prelievi, migliaia di confronti. Tutto senza risultato. Solo mille dubbi, maggiori incertezze, tutto vano. Stiamo parlando dell’indagine sull’omicidio della piccola Yara gambirasio. Ad un anno dal ritrovamento del corpo della tredicenne di Brembate, ancora non c’è il nome di un assassino. Per questo motivo, secondo alcune indiscrezioni, non ancora confermate, ma neanche smentite, il comandante dei Ris di Parma, il colonnello Pietro Lago, sarebbe volato negli Stati Uniti con il Dna dell’omicida di Yara.

I sofisticati strumenti a disposizione dell’Intelligence americana potrebbero essere di aiuto analizzando le tracce di Dna per individuare l’omicida della ragazza. Finora qualsiasi tentativo non è stato nient’altro che un buco nell’acqua. Con gli strumenti potenti del fbi si spera di arrivare per lo meno a restringere il cerchio ed avere delle risposte concrete. Per lo meno si spera di  capire il colore degli occhi, dei capelli e altri segni particolari genetici.

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Attualmente i riscontri del Dna hanno permesso di individuare, secondo le solite indiscrezioni, qualche ceppo appartenente alla famiglia dell’orco, ma non ci si è avvicinati ulteriormente al colpevole. Il profilo genetico che presentava alcuni punti di contatto con la traccia isolata sui pantaloni e sugli slip della vittima, apparterrebbe a un giovane frequentatore della discoteca di Chignolo d’Isola (Bergamo), che si trova a pochi passi dal campo in cui il corpo della ragazzina è stato trovato il 26 febbraio scorso. Nelle scorse settimane le indagini delle forze dell’ordine si sono concentrate sui familiari di questa persona; tuttavia nessuno dei dna analizzati corrisponde a quello dell’assassino, ne è stato possibile risalire a legami di parentela, malgrado siano stati analizzati altri dna che presentavano dei punti di contatto con quello dell’omicida. Secondo gli esperti, nella zona potrebbero esserci migliaia di altri profili genetici somiglianti, almeno in alcune aree, a quello dell’assassino. Al momento i dna raccolti sono circa diecimila e altri ne saranno acquisiti anche nelle prossime settimane.

“Il campione di Dna che abbiamo e’ molto ampio e non ci consente -sottolinea il pm Ruggeri- di circoscrivere i sospetti. Se statisticamente potrebbe essere un uomo italiano il killer, non possiamo escludere che sia una persona dell’Est Europa”. Il magistrato e’ fiducioso: “sono stati fatti tantissimi passi avanti, ma non possiamo dire che siamo vicini alla svolta. Prosegue la raccolta di campioni di Dna, speriamo di trovare domani l’assassino ma potrebbe volerci ancora tempo”. Cosi’ tra tabulati, audizioni, ricostruzioni del giorno della scomparsa si cerca di trovare la ‘chiave’ per risolvere un giallo che rischia di trasformarsi in un ‘cold case’. E si riparte da quel venerdi’ 26 novembre.

Quel 26 novembre che nonostante le supposizioni, ancora non si riesce a capire cosa realmente è successo in quei 700 metri che separano il centro sportivo da casa sua. Quel 26 novembre che forse troppa fiducia nei confronti di qualcuno le potrebbe essere costato la vita. Quel giorno che qualcuno ha interrotto una vita in maniera atroce, senza un motivo. Quel giorno a cui, nonostante le numerose piste seguite finora, non si riesce a dare una risposta.

Alessandra Scarciglia