BOLOGNA, 22 NOVEMBRE – Una vera e propria associazione a delinquere composta da professionisti, la cosiddetta “gente per bene”, che offrivano contratti di lavoro fasulli agli stranieri in cerca di possibilità di lavoro per il riconoscimento del permesso di soggiorno.

Trentotto indagati di cui tre, raggiunte da misure cautelari restrittive della “libertà personale”, è il risultato dell’operazione della Guardia di Finanza di Rovigo, ribattezzata “Free Pass”, in collaborazione con i Comandi Provinciali di Bologna, Forlì e Ravenna che hanno portato alla scoperta di un’organizzazione al vero e proprio sfruttamento degli immigrati, perlopiù clandestini, alla ricerca di un contratto di lavoro. La cricca era composta da nomi noti dell’imprenditoria e dei professionisti emiliani, tra cui un avvocato e un ragioniere di Bologna, considerati gli ideatori dell’organizzazione.

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L’associazione criminale era strutturata in modo piuttosto semplice: gli aderenti andavano alla ricerca degli stranieri in cerca di lavoro e proponevano loro finti contratti di lavoro, sfruttando la sanatoria per colf e badanti, in cambio di 5 mila euro o, addirittura, 7 mila euro. I finti datori di lavoro, identificati complessivamente in una quarantina, invece, ricevevano in cambio, per il favore, mille euro. Un giro di affari che ha fruttato alla cricca centinaia di migliaia di euro e che ha visto coinvolti tra i “clienti” circa 200, tra cittadini cinesi, albanesi, bengalesi, marocchini e tunisini. L’indagine della Guardia di Finanza di Rovigo è partita da un normale controllo fiscale in un laboratorio tessile di Occhiobello, nel Rodigino, dove erano stati identificati al lavoro proprio tre operai cinesi che risultavano però beneficiari della procedura di regolarizzazione, conosciuta come sanatoria per colf e badanti.

Trentotto indagati ai quali sono stati contestati i reati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, falsità in dichiarazioni rese al pubblico ufficiale e favoreggiamento personale, tutti con l’aggravante di aver agito al fine di trarre profitto.

Per i “capi” dell’associazione, l’avvocato e il ragioniere di Bologna, si prospetta anche la radiazione dall’Ordine professionale di appartenenza.

Federica Palmisano