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ROMA, 16 NOVEMBRE – Il governo del premier in pectore Mario Monti è pronto al decollo. Nella mattinata il professore, che si dice sereno e convinto che questa “fase” si possa superare, è salito al Colle per sciogliere la riserva e comunicare al capo dello Stato la lista dei ministri (16 più l’interim dell’Economia).  Idea accolta con giubilo dal Colle. Il giuramento è avvenuto nel pomeriggio.

Scongiurata quindi l’ipotesi di inserimento nell’esecutivo dei due tecnici-politici Gianni Letta e Giuliano Amato. Mario Monti sosteneva che la partecipazione di Letta e Amato sarebbe stata di rilevante utilità per la nuova squadra, poiché avrebbe fatto da cuscinetto fra un governo di tecnici e il Parlamento. Il faccia a faccia notturno tra Mario Monti e Angelino Alfano, che ha lasciato il palazzo dopo oltre tre ore senza fare dichiarazioni, ha portato invece l’ex commissario UE all’esclusione dei ‘senatori’ della politica italiana.

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La giornata di Mario Monti non era cominciata tanto bene, a causa di una frase di Italo Bocchino che lo indica come il prossimo candidato premier del Pd. Frase che ha mandato in bestia il direttivo del Pdl minacciando di far saltare il nuovo esecutivo. Dopo aver appreso la notizia, Mario Monti, visibilmente indispettito, ha voluto rassicurare i presenti che “le parole di Italo Bocchino non hanno fondamento”.

“Dopo questa esplorazione voglio trasmettervi la mia convinta e motivata fiducia nella solidità delle nostre istituzioni”, dice il neo premier dopo aver incontrato le parti sociali e le rappresentanze di giovani e donne.  Mario Monti nella sua conferenza stampa dichiara che le parti sociali, compresi i sindacati, “hanno offerto contributi concreti di possibili sacrifici parziali in vista di un risultato positivo più generale”.

Monti ha terminato l’intervento dicendo che “sarò in grado nelle prossime ore potrò definire un quadro già delineato e che sarò in grado di presentare al capo dello Stato la sintesi di questo lavoro”.

Sabrina Brandone