ROMA, 17 OTTOBRE – Ripristinare quel pacchetto di disposizioni a tutela dell’ordine pubblico che furono adottate negli anni di piombo. Scontri nella capitale, 48 ore dopo. E’ tempo di riflessioni – amare – e di prese d’atto. Ma è anche il momento, superata la scia emotiva, di ragionare sulle misure da adottare. Tra queste c’è l’idea di una legge Reale bis. A proporla due leader tanto lontani per ideologia, quanto, ora, concordi nell’idea che l’esigenza dell’asprezza di quelle misure sia oggi quanto mai attuale. A crederlo sono il leader dell’Idv Antonio Di Pietro e il ministro dell’Interno Roberto Maroni che lanciano la proposta di una legge Reale bis contro atti criminali come quelli che hanno messo a ferro e fuoco Roma.

Approvata il 22 maggio 1975, in un periodo in cui il Paese era lacerato dalla violenza degli estremisti di destra e di sinistra, la legge Reale, dal nome del suo principale promotore, il ministro della Giustizia Oronzo Reale, rafforzava notevolmente i poteri delle forze dell’ordine, sia nell’uso delle armi che per il ricorso al fermo preventivo. L’agente era autorizzato a sparare anche per mantenere l’ordine pubblico. Il ricorso alla custodia veniva esteso anche in assenza di flagranza di reato, e l’identificazione e la perquisizione sul posto venivano permesse anche in casi di necessità e urgenza, senza un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Infine, la legge Reale vietava l’uso di caschi o di qualsiasi cosa poteva camuffare il volto dei cittadini durante le manifestazioni.

[ad#Google Adsense]

Più di duecento morti e 371 feriti. E’ questo il bilancio dal 1975 al 1989 dei maggiori poteri di polizia secondo il “Libro Bianco sulla legge Reale”. Nel 90 per cento dei casi – secondo la ricerca – le vittime non impugnavano nemmeno un’arma da fuoco quando venivano uccise dalle forze dell’ordine.

Noemi La Barbera