ROMA, 12 OTTOBRE – Il Governo è stato battuto sull’articolo 1 del “Rendiconto generale del bilancio dello Stato 2010“, trasformando una votazione fondamentale e tendenzialmente ovvia in una beffa tragicomica che adesso minaccia di far cadere un governo inciampato nella sua stessa fragilità. Se la maggioranza sminuisce l’accaduto parlando di “incidente tecnico” e non politico causato dall’assenza di molti deputati, tra cui, Umberto Bossi, Claudio Scajola, Franco Frattini, Giulio Tremonti, l’opposizione attacca: “Un fatto senza precedenti”, commenta Gianfranco Fini, che richiederebbe – secondo un’opposizione unanime – le dimissioni del capo del Governo. Sì perché in realtà esistono solo due precedenti, ed entrambi portarono i presidente del consiglio in carica a rassegnare le dimissioni al capo dello Stato. Ma il governo è intenzionato a chiedere la fiducia, mentre Napolitano chiede: “Se la maggioranza è in grado di operare”.

COMPLOTTO? – Tutto è accaduto ieri, intorno alle 17, alla Camera. Per le troppe assenze, almeno una trentina sui banchi della maggioranza, il Cavaliere seduto tra i ministri Fitto e Prestigiacomo, ha un’aria preoccupata. La votazione si consuma in pochi minuti. Proprio mentre fanno il loro rientro in aula Tremonti e Bossi, i tabelloni si illuminano: la votazione finisce in parità, 290 voti a Pdl-Lega e 290 all’opposizione. Ma la maggioranza richiesta è di 291 voti. L’articolo 1 del Rendiconto è bocciato. Pochi istanti di silenzio, e poi la tensione sale alle stelle. Davanti a una maggioranza smarrita, si alza dall’opposizione un urlo: «Dimissioni, dimissioni». Berlusconi appare paralizzato, finché furente si alza e va verso l’uscita, non prima di aver lanciato uno sguardo di fuoco a Tremonti, a cui scuote con stizza i fogli delle presenze.

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L’ANALISI – Difficile credere, come ha fatto sapere ieri in serata il ministero dell’Economia che le ragioni del non voto non siano politiche. Ma se fosse così, forse sarebbe ancora più grave, dato che per poco coordinamento e tanta superficialità in un momento storico come questo, in cui tutta Europa aspetta una risposta forte e certa dall’Italia, non si sia votato proprio il bilancio, minacciando tempi e contenuti sia del decreto di sviluppo che della legge di Stabilità.

Noemi La Barbera