SEATTLE, 5 APRILE – Seattle si stringe attorno ad Amanda Knox, di ritorno nella sua città dopo 4 anni di reclusione e tante battaglie per dimostrare la sua innocenza.

Ad accoglierla soprattutto amici e sostenitori, ma anche semplici curiosi, attratti dal ritorno in patria di quella che ormai è diventata un personaggio pubblico. E, ovviamente, ad affollare il parcheggio dell’aeroporto “Tacoma International” adibito a sala stampa, tantissimi giornalisti in attesa delle sue dichiarazioni.

Ai microfoni ha parlato prima l’avvocato Theodore Simon, che ha ringraziato i giudici per la meticolosità che ha permesso la scarcerazione della ragazza. Poi il padre Kurt che ha invece espresso gratitudine per il lavoro svolto dagli avvocati italiani. Infine Amanda che, salendo sul podio usato come palco e accolta da un intenso applauso, tra esitazioni e lacrime ha ringraziato coloro che hanno sempre creduto nella sua estraneità ai fatti di Perugia. Oltre ad un generico nervosismo, la 24enne americana ha mostrato difficoltà nel parlare in inglese.

Guardavo giu’ dal finestrino e mi sembrava che non ci fosse niente di vero, ha affermato riferendosi al viaggio di ritorno, e concludendo il suo intervento con il desiderio di stare finalmente con la propria famiglia.

Una storia a lieto fine, in pieno stile americano. Facile per la tv a stelle e strisce farne un business mediatico, pronto a fare il giro del mondo. Il personaggio “Amanda Knox” è solo all’inizio.

Luciano Cangianiello