BOLOGNA, 27 SETTEMBRE – Una nuova vita, due volte: una batte dentro il suo grembo, l’altra continua nonostante il dolore di una malattia straziante. É ciò che è successo ad Alberta, 37 anni, bolognese, che dopo aver affrontato la chemioterapia, lottando contro il tumore al seno, è riuscita a rimanere incinta grazie ai suoi ovuli precedentemente congelati. È il primo caso in Italia, come ci informa Eleonora Porcu al congresso della Società italiana di ginecologia e ostetricia ( SIGO) tenutosi a Palermo nella giornata di ieri.

Come spiega la Porcu, ogni anno tantissime donne riscontrano problemi di fertilità per colpa del cancro. Si stima, all’incirca, in Italia, che questo doloroso dramma riguardi dal 40 al 70 % delle donne che si sottopongono alla chemioterapia.

Alberta aveva scoperto di essere malata di cancro tre anni fa. Prima di sottoporsi alla cura, lei e suo marito avevano fatto questa scelta: congelare i suoi ovuli.

Oggi è al terzo mese di gravidanza.

Come spiega Eleonora Porcu, a differenza del congelamento degli embrioni, il congelamento delle cellule uovo (gli ovuli) è chiaramente consentito dalla legge italiana, e può essere praticato anche in assenza di un fecondatore.

Alberta e il marito si sono rivolti qualche mese fa al Centro per l’infertilità e la procreazione medicalmente assistita del Sant’Orsola: la donna, ci racconta la Porcu: «è stata sottoposta ad una mastectomia allargata e ad una chemio molto forte per un tumore al seno aggressivo. Precedentemente aveva crioconservato i suoi ovuli. Visto il tipo di cancro da cui era affetta, sensibile agli estrogeni abbiamo utilizzato una tecnica particolare di stimolazione ovarica con un nuovo farmaco, il letrozolo, che consente il trattamento ormonale della paziente senza che gli stessi ormoni vadano ad ‘alimentare’ il tumore» e ancora, continua Eleonora Porcu: «Scongelammo quattro ovociti e ottenemmo tre embrioni che trasferimmo nel grembo della mamma. Dopo 12 giorni gli esami rivelarono che uno di questi stava crescendo. La gravidanza era in corso».

Il caso di Alberta, oggi, potrebbe infondere nuove speranze e coraggio a tutte quelle donne che oltre alla sofferenza fisica di una malattia terribile come quella del cancro, devono spesso rassegnarsi ad un altro tragico dolore, quello del proprio cuore, e del proprio sogno, quello del desiderio di essere madre, spesso infranto, che può spegnere anche la forza di vivere.

E Alberta lo dice a gran voce: grazie alla speranza di un figlio, ha lottato con tutta la sua forza, ha creduto ancora nella vita, e una nuova vita, “due volte”, adesso le ha riconsegnato il sorriso.

Lucia Perrucci