TERAMO, 1 AGOSTO – Le fotografie che ritraggono i bei prati di Colle San Marco, scattate proprio il giorno e l’ora dell’omicidio, sono uno dei punti forti dell’accusa. In esse di Salvatore e di Melania non c’è nemmeno l’ombra, e questo prova, secondo gli inquirenti, che Parolisi ha mentito circa il luogo in cui si trovava mentre la moglie veniva uccisa.

Quelle stesse foto adesso potrebbero diventare il principale strumento degli avvocati del militare. La difesa, forse grazie al contributo di un blogger che su internet ha per primo notato la strana macchia presente nelle immagini, ha notato un’istantanea in cui, in lontananza e parzialmente nascosta da un albero, comparirebbe una macchina nera, il cui profilo sarebbe compatibile con quello della Megane Scenic del caporalmaggiore dell’esercito. Secondo Walter Biscotti, legale del marito della vittima: ”L’immagine rimette tutto in discussione e depone a favore dell’ipotesi che Parolisi non si trovava a Ripe all’ora del delitto”. Per l’accusa invece non ci sono elementi sufficienti per stabile che quella sia proprio la vettura del militare. Al contrario numerosi sarebbero gli indizi che portano a incolpare Salvatore, primo tra tutti il dna trovato sulla bocca della moglie.

Si attende intanto la decisione del Gip di Teramo, prevista nei prossimi giorni, che deciderà se confermare o no, per Salvatore Parolisi, la misura cautelare della detenzione in carcere, disposta dal Tribunale di Ascoli.

Stefano Chessa