LONDRA, 23 LUG. – Morire a 27 anni non è certo una novità: ci avevano già pensato i vari Cobain, Joplin, Hendrix. Ma a pochi giorni dall’invito della pop star Lady Gaga a non fare abuso di droghe, muore Amy Winehouse, entrando di diritto a far parte dei maledetti del rock segnati da quello stesso numero: il 27.

I mix di alcol e droga non potevano portarla troppo lontano. Amy Winehouse è morta ieri nella sua casa londinese di Camden Square. Ancora non sarebbero state rivelate le cause della morte, ma sul web rimbalza l’ipotesi dell’overdose. Il portavoce della Winehouse non avrebbe confermato la notizia. La polizia è arrivata nel suo appartamento alle ore 15.54 ed ha invece confermato di averne ritrovato il corpo privo di vita. “Da quando sono andata ai Caraibi non mi faccio più di eroina né di crack e sto molto meglio” aveva dichiarato in un’intervista del marzo 2009. Le continue ubriacature l’avevano costretta a bloccare il suo tour europeo (tra cui l’unica data del 16 Luglio a Lucca) che vedeva nella prima tappa di Belgrado anche la prima data con alcol al bando. Poco dopo l’annuncio della cancellazione dell’intero tour e la dichiarazione del manager: “tutte le persone che le sono vicine intendono fare tutto il possibile per aiutarla”.

Numerosi i timori degli amici della Winehouse, che avrebbero riferito al Sun di almeno tre svenimenti nell’ultima settimana. Dagli stessi palchi da cui era caduta fra i fischi quel 18 giugno scorso cantava “they tried to make me go to rehab but I said no”. Una profezia finita male. Addio, Amy Winehouse.

Cecilia Andrea Bacci