ROMA, 25 MAGGIO – Questa volta le apparizioni televisive del Presidente del Consiglio hanno superato il limite. Quello legale, secondo quanto deciso dalla Commissione Servizi e Prodotti dell’Agcom. In data di ieri l’Authority ha infatti inferto multe salate ai telegiornali (Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto) che, nella giornata di venerdì 20 maggio, hanno trasmesso in prime time le tanto discusse interviste al premier, concedendogli uno spazio televisivo complessivo pari al triplo di quanto riservato a tutti gli altri leader politici messi insieme. “…la Commissione ha ritenuto che le interviste, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, ed omologhe per modalità di esposizione mediatica, abbiano determinato una violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall’Agcom”, come spiega una nota dell’organismo di garanzia.

I telegiornali sono stati multati per una somma complessiva di € 800 mila, così suddivisi: Tg1 e Tg4 dovranno pagare più di € 250 mila (il massimo, perché recidivi), mentre gli altri “soltanto” € 100 mila.

Immediate le reazioni dei direttori interessati, tutti concordi a denunciare la decisione dell’Authority come scandalosa, immotivata e, soprattutto, dettata da motivazioni politiche e non giornalistiche.

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, si dice “esterrefatto” e aggiunge che “secondo l’Autorità, il capo del governo non doveva essere intervistato. Quindi il criterio giornalistico è stato messo da parte e ne è stato introdotto un altro dai contorni confusi…». Anche il direttore del Tg4, Emilio Fede, critica aspramente la scelta dell’Agcom, definendola «un’offesa gravissima all’autonomia dei giornalisti e dei direttori, di cui risponderanno davanti all’opinione pubblica».
C’è chi come Pier Ferdinando Casini è scettico dell’utilità delle sanzioni, mentre Antonio di Pietro e il sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai, sono concordi a far notare che le multe nel caso di Tg1 e Tg2 verranno pagate dalle tasche dei contribuenti, in quanto si trattta di reti pubbliche. Comune l’invito ad aprire procedimenti contro i direttori che hanno causato le sanzioni.

Una cosa è certa: lo scandalo sollevato dalle interviste a Silvio Berlusconi sta avendo l’effetto, previsto o meno, di ripeterle, in parte o interamente, in un’eco infinita sulle maggiori reti informative nazionali, campagna elettorale che riesce così ad aggirare la stessa Agcom.

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Beatrice Occhini