BOLOGNA, 29 APRILE – E’ forse la partita più attesa dai bolognesi, quella per l’elezione del Sindaco di Bologna, dopo tredici mesi di commissariamento, un anno di Delbono e cinque del non pervenuto Sergio Cofferati. Ma forse ora, per Bologna, è la volta buona, e palazzo d’Accursio avrà un inquilino.

Le amministrative bolognesi sono una sfida aperta ma difficile. In corsa, tra i più popolari del momento, ci sono Virginio Merola, uomo di partito e che è già stato assessore, il civico Stefano Aldrovandi e il leghista Manes, Bernardini.

Il capogruppo del Pdl al senato, Maurizio Gasparri, pur conscio delle difficoltà afferma che: “ in politica nessuna battaglia è persa, anche se Bologna resta sempre una sfida difficile”, poi Gasparri prosegue e dice: “ la sinistra ha un apparato spompato, e per la corsa a Palazzo d’Accursio, il centrodestra può contare su una maggiore freschezza della coalizione”.

D’altra parte, precisa Gasparri, “la sinistra ha dato una pessima prova di sè”, tanto più che “il suo candidato sindaco sta facendo una campagna clandestina, lasciando la visibilità all’apparato”. In fondo, sottolinea con enfasi l’esponente del Pdl, “nessuna battaglia ci è preclusa, e anche a Bologna siamo in campo”. Gasparri poi, termina invitando a sostenere il candidato Manes Bernardini (Lega).

Invece, il segretario del Pd Raffaele Donini lancia un appello agli indecisi in vista delle elezioni, chiede un voto per Virginio Merola  ma anche contro Berlusconi, attacca Lega Nord e Pdl sulla Liberazione. Critica quelli che da sinistra snobbano il Pd. E sul Civis è pronto a ridiscutere anche il percorso.

“Vincerò al primo turno”, dice Merola. “Credo nella vittoria”, giura Bernardini. Ma entrambi dovranno fare i conti, prima ancora che con gli avversari, con quelli del proprio schieramento: il che rende doppiamente intrigante la disfida di Bologna.

La posta in gioco, per i diversi soggetti in campo, è altissima, assai di più di un voto amministrativo locale pur importante che sia.

A sinistra, il Pd deve dimostrare se, è ancora un partito o un guazzabuglio di personalismi, Sel e i prodiani se la loro lista prefigura davvero “il nuovo Ulivo” , oppure no. A destra, il Pdl è nel caos, in un anno e mezzo non è riuscito a esprimere seppur un nome di candidato, la Lega s’è fatta avanti e, forte di un accordo romano, s’è buttata alla conquista di un pezzo d’Italia (o di Padania) dove da poco ha radicato: se perde con un buon risultato, se la sarà comunque giocata e crescerà, dovesse mai vincere relegherebbe il Pdl nel ruolo di maggiordomo. Quanto al centro, Casini verificherà se esiste e se nei meandri della consociazione ha ancora qualche carta da spendere, dopo che il suo Aldrovandi l’ingegnere ha rifiutato l’accordo col centrodestra nel voto a turno unico per i quartieri di Bologna.

Il sondaggio IIspo-Ricerche riportato domenica da Repubblica conferma che gli indecisi in vista del voto sono ancora il 40%. Ma c’è una parte consistente dell’elettorato che sceglie nelle ultime 2-3 settimane. I sondaggi non fanno che fotografare un fatto ormai assodato. Per il Pd è una doppia sfida. Da una parte deve far vincere la partecipazione, dall’altra deve convincere gli elettori della qualità della loro proposta.

Ma, a seconda dei sondaggi, nessun problema sembrerebbe essere all’orizzonte per il centro sinistra, dove il candidato del Pd Virginio Merola, apparirebbe saldamente in testa, con più o meno il 50% dei voti (si va da 49 al 53%, con punte del 55%), mentre il candidato sostenuto da Lega e Pdl, la leghista Manes Bernardini arranca con circa il 30-35%.

Sonia Bonvini