BOLOGNA, 29 APRILE – Uno studio sui ratti pubblicato dalla rivista Nature dimostra che la carenza di sonno notturno determina lo spegnimento momentaneo di alcuni neuroni durante lo stato di veglia delle cavie esaminate. Si tratta di episodi di “sonno locale” che interessano i trasmettitori cerebrali e che indeboliscono il rendimento fisico e mentale di chi non si è riposato a sufficienza.

I ricercatori dell’università di Madison, in Wisconsin, guidati dall’italiano Giulio Tonioni, hanno realizzato che non è necessario giungere a situazioni limite per perdere l’efficienza nell’eseguire mansioni anche banali. Quando i singoli neuroni si spengono e il resto del cervello resta attivo si verificano piccoli black-out alla base di dimenticanze e distrazioni: il fenomeno si accentua con il prolungarsi della veglia dei soggetti.

Non si tratta dei proverbiali colpi di sonno in quanto i ratti studiati erano svegli mentre veniva rilevato che alcuni trasmettitori situati nella corteccia motoria perdevano temporaneamente la loro funzionalità. I ricercatori hanno ammesso che non si aspettavano il manifestarsi di effetti così evidenti, tendendo in considerazione che non sempre stress o affaticamento non sono percepiti in modo immediato e oggettivo. Risulta chiaro, dunque, che per chi svolge mansioni che richiedono grande attenzione e concentrazione è importante fare pause per continuare a mantenere un’efficienza elevata.

Sara Marini