GAZA, 16 APRILE – Il brutale omicidio del volontario italiano Vittorio Arrigoni segnala una brusca accelerazione nella Striscia di Gaza del conflitto latente fra Hamas, la fazione islamica al potere dal 2007 nell’enclave, e gruppi d’ispirazione salafita e filo-al Qaida ancora più estremisti. È questa l’allarmante analisi a caldo delle principali emittenti israeliane e degli esperti della materia suggerita oggi dalla notizia della morte d’un attivista noto per la sua serrata polemica contro le politiche dello Stato ebraico e che, tuttavia, sembra essere caduto infine vittima, senza logica apparente, d’una frangia estrema dell’integralismo palestinese.

Infatti, dietro il sequestro di Arrigoni si profila l’ombra di uno dei gruppi salafiti attivi nella Striscia, anche se il più sospettato –  al-Tawhid wal-Jihad – ha diffuso oggi stesso un comunicato in cui cerca di allontanare da sé le accuse. ‘Al-Tahwid’, affermano i mass media locali, è attivo del resto a Gaza fin dal 2004 ed è noto per la sua violenza. Alla fine di febbraio Hamas ha arrestato a Gaza il suo principale esponente, il palestinese di passaporto egiziano Hisham e fra gli obiettivi dichiarati dei rapitori di Arrigoni c’era proprio la sua liberazione: uno sviluppo che avrebbe rischiato fra l’altro di provocare fibrillazioni fra Hamas e i nuovi dirigenti del Cairo, nella fase critica del dopo-Mubarak.

Nel video diffuso ieri su You-Tube, il volontario italiano appariva bendato e col volto insanguinato, mentre scorreva una sovraimpressione in arabo che lo accusava di propagare i vizi dell’Occidente fra i Palestinesi, imputava all’Italia di essere un «Paese infedele» e ingiungeva a Hamas di rilasciare i salafiti detenuti nella Striscia entro 30 ore, poi la morte, prima ancora della scadenza dell’ultimatum fissata per oggi alle 16.00.

Secondo un primo esame del cadavere, Arrigoni, 36 anni, sarebbe stato ucciso già ieri pomeriggio, strangolato con un cavo metallico o qualcosa di simile. Il suo corpo resta per il momento a Gaza, vegliato in quello stesso ospedale Shifa in cui era solito accompagnare ambulanze con i feriti ai tempi dell’offensiva israeliana Piombo Fuso di due anni fa, in attesa che domenica sia riaperto il valico di Erez fra Gaza e Israele. La sua uccisione è stata condannata in termini molto duri sia da Hamas sia dai moderati dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). In nome dei primi, Fawzi Barhum ha additato gli ultra-integralisti salafiti definendo “una banda di degenerati fuorilegge che vuole seminare l’anarchia e il caos a Gaza”. In nome dell’Anp il negoziatore Saeb Erekat ha affermato che si è trattato di un “crimine odioso che non ha niente a che vedere con la nostra storia e con la nostra religione”. Condanne unanimi sono rimbalzate pure dall’Italia, da parte della Farnesina, del presidente della Camera, Gianfranco Fini, e da esponenti di vari partiti e sodalizi pacifisti e di sinistra. Il presidente Giorgio Napolitano ha inviato alla famiglia un messaggio nel quale definisce l’assassinio “una barbarie terroristica che suscita repulsione”. Addolorata ma forte, la madre è parsa del tutto sorpresa dall’accaduto. “Vittorio non si metteva mai in situazioni di pericolo”, ha commentato da Bulciago, paese del lecchese di cui lei è sindaco, affermando di non aver presentito in passato alcuna minaccia al figlio.

Sonia Bonvini