Vittorio Arrigoni prima dell'esecuzione


ROMA, 16 APRILE – Tragica fine per Vittorio Arrigoni. Il giovane trentaseienne volontario e collaboratore del giornale “Il Manifesto” rapito da un gruppo  estremista salafita giovedi scorso è stato ritrovato senza vita da militanti di Hamas in un appartamento di Gaza, la città dove era stato rapito e risiedeva dal 2008 per esercitare attività di solidarietà verso la popolazione palestinese.

Nel video diffuso su internet Arrigoni appare bendato e con il lato sinistro del volto tumefatto. I rapitori minacciano di uccidere il giovane italiano, colpevole “di diffondere vizi occidentali” e di essere cittadino italiano, appartenente cioè ad un paese che combatte i paesi musulmani. Annunciano il rilascio dell’ostaggio solo in seguito alla liberazione del loro leader Hishanm Al-Saidni, noto anche come Abu Walid Al-Magdisi e concedono trenta ore per l’esecuzione delle richieste. Il termine sarebbe scaduto alle ore 16 di oggi.

Questa notte la speranza, Hamas cattura un uomo che conduce le forze speciali palestinesi nel covo dei salafiti. Dopo un breve conflitto a fuoco e la cattura di un secondo salafita e la tragica scoperta: il corpo di Arrigoni viene ritrovato senza vita in un appartamento. Soffocato, si dirà in un primo tempo, poi l’ipotesi di un’impiccagione eseguita poco dopo la registrazione del filmato.

Sembra dunque che il gruppo terrorista avesse avuto sin da subito l’intenzione di giustiziare il giovane,  untore di vizi occidentale nella palestina musulmana , o forse il gruppo terrorista, poco organizzato e  braccato da Hamas può aver deciso di uccidere Arrigoni e  tentare la fuga.

Il governo palestinese ha fermamente condannato l’omicidio, definendo l’accaduto come un “crimine atroce contro i nostri valori” ed ha espresso la volontà di catturare tutti i componenti del gruppo salafita, probabilmente per tentare di contenere le tensioni  in un territorio di difficile gestione come quello della Striscia di Gaza.

Leonardo Pallecchi