BERGAMO, 27 FEBBRAIO – Con il ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, in un campo a Chignolo di Isola (BG), si chiude nella maniera più tragica un giallo che per tre mesi ha tenuto l’Italia intera con il fiato sospeso.

LA TESTIMONIANZA – “Io ci sono stato a cercare là, non c’era assolutamente niente”. Lo ha detto un operaio che lavora nella ditta Rosa & C., una Spa che produce laminati industriali, proprietaria del terreno sterrato e al momento incolto a a Chignolo d’Isola, dove è stato ritrovato il corpo di Yara Gambirasio.

Già ieri si era accennato al fatto che oltre alle ricerche effettuate dai volontari, anche i dipendenti della ditta avevano deciso di effettuare una ricerca tutti insieme. La Rosa & C. Spa è una azienda grande con diversi capannoni, sia industriali che ad uso ufficio, che si estende per un fronte di oltre 100 metri e termina proprio alla fine della strada oltre la quale c’è il campo.

L’IPOTESI – Secondo gli investigatori, Yara da tempo si trovava dove ieri è stata ritrovata. Una quasi certezza che deriva, anche in questo caso, dalla logica e dalle tracce scientifiche. «Quasi impossibile spostare il corpo a causa delle sue condizioni» spiega un investigatore. In pratica, secondo chi indaga, il corpo di Yara non sarebbe stato abbandonato da un’auto in corsa e neanche trasportato all’interno di un sacco. In questo caso, infatti, Yara non sarebbe stata trovata nella posizione supina in cui ieri gli inquirenti l’hanno ritrovata.
Dunque, secondo chi si occupa del caso, la tredicenne sarebbe stata uccisa nella zona a ridosso dell’area industriale di Chignolo d’Isola, a 9 chilometri da Brembate di Sopra.  L’ipotesi che il corpo sia stato spostato successivamente, pochi giorni fa, non sembra attendibile per gli inquirenti.

Redazione