TRIPOLI, 22 FEBBRAIO – Il vice ambasciatore libico all’Onu ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito «un genocidio» perpetrato dal regime di Tripoli Il diplomatico ha chiesto inoltre che venga istituita una no-fly zone su Tripoli. Come riferisce la Bbc on line, l’intera delegazione libica presso le Nazioni Unite ha chiesto un’azione internazionale, oltre alle dimissioni di Gheddafi. Altri diplomatici libici all’estero si sono dissociati dal regime di Gheddafi, condannando le violenze sui dimostranti.

400 MORTI – Diverse città della Libia, tra cui Bengasi e Sirte, sono finite nelle mani dei manifestanti dopo le defezioni nell’esercito: è quanto ha annunciato la Federazione internazionale per i diritti dell’Uomo (Fidh). «Molte città sono cadute, in particolare nell’est e sulla costa. Alcuni militari si sono uniti» alla protesta contro il regime di Muhammar Gheddafi, ha detto all’agenzia France presse la presidente della Fidh, Suhayr Belhassen, citando, in particolare, Bengasi, bastione dell’opposizione, e Sirte, città natale del colonnello Gheddafi. Sempre secondo la Belhassem le violenze durante le manifestazioni hanno causato «tra i 300 e i 400 morti, ma probabilmente siamo più vicini ai 400».

Un’altra Ong, Human Rights Watch, parla invece di un bilancio di almeno 233 morti. Le informazioni della Fidh, basata a Parigi, provengono essenzialmente dalle leghe libiche per i diritti umani. Secondo queste stesse informazioni, Bab el Azizia, il campo dove vive Gheddafi alla periferia di Tripoli, sarebbe stato attaccato nella notte tra domenica e lunedì.

Redazione