Bologna, 2 luglio 2010 Amici e parenti affollavano la sala d’aspetto in attesa del risveglio del giovane ‘parkour’, ma l’amaro destino si è portato via la sua anima. Il cuore di Francesco ha cessato di battere ieri pomeriggio nel reparto di rianimazione dell’ospedale Maggiore di Bologna. Una tragedia immane che ha lasciato di stucco la comunità di Zola Predosa che adesso si stringe calorosamente attorno agli affranti familiari del 12enne.

Francesco è stato risucchiato da una delle cupole in plexiglass che ricoprono l’atrio di una porzione della scuola e non si esclude l’ipotesi che sia inciampato nella base di cemento che la circonda. Poi il volo nel vuoto per oltre 12 metri che gli è costato la vita.

Un gioco pericoloso con l’obiettivo di emulare gli eroi del “parkour”, disciplina metropolitana che consiste nel portare a termine percorsi estremi con salti e passaggi acrobatici. Un gioco rivelatosi fatale per il crollo del lucernario della scuola da cui Francesco è caduto.

Il pm Valter Giovannini ha intanto aperto un indaginecontro ignoti e l’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo. Un atto dovuto per verificare l’esatta dinamica dell’incidente anche se l’ipotesi più battuta dagli inquirenti è che si sia trattato di una tragica fatalità. Uno degli amici del 12enne, tra l’altro, interrogato ieri dai carabinieri felsinei, avrebbe confermato che era la prima volta che i due si recavano sul tetto: «Lui era davanti a me — ha spiegato — e poi non l’ho più visto».

Redazione

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