Teatro Duse

BOLOGNA, 7 GIU. – I sindacati di Bologna annuciano mobilitazioni – ovviamente contro il governo e, segnatamente, del ministro Bondi – per protestare contro la soppressione dell’Eti che, di conseguenza, porterà anche alla chiusura del Teatro Duse, storico palcoscenico-salotto della città.

Ma non si vergonano, questi sindacati? Veramente Cgil, Cisl e Uil pensano che il bolognese sia uno scemo che se le beve tutte? Non spetta ad altri che al governo difendere le sue scelte e i suoi ministri. Quel che qui interessa è denunciare come il Duse – al pari di altro genere di locali, a partire da quelli cinematografici, come il Fulgor, l’Arcobaleno, il Nosadello, l’Adriano, ecc. – chiudono non perché da Roma non arriveranno più fondi a sostenerli, ma perché da tantissimi anni si impedisce ai bolognesi di poterci andare in quei luoghi, a causa della chiusura scriteriata del centro storico. Anzi, è incredibile che, in tutti questi anni, ben sapendo come fosse l’impossibilità di entrare e parcheggiare in centro a distruggere dalle fondamenta le basi economiche di determinate attività culturali e di intrattenimento, gli enti locali e statali, per non tornare indietro dalle loro assurde posizioni, hanno preferito sostenere artificialmente queste stesse attività, erogando loro soldi provenienti dall’erario. Così il cittadino bolognese è stato truffato due volte: come automobilista, con assurde limitazioni che ne hanno addirittura coartato le scelte di consumatore e fruitore di servizi; come contribuente, le cui tasse sono state usate per finanziare – di fatto – incopetenza e malafede.

Altro che protestare contro il governo: Cgil e soci dovrebbero solamente vergognarsi, dal momento che sono proprio quelle, le organizzazioni che, soprattutto per tutelare quella grande sentina di consenso organizzato e “cammellato” dell’Atc e per garantire le rendite economiche della Coop (i cui supermercati sono sorti, mentre si estendevano le politiche di limitazione di accesso al centro storico, nella prima periferia con ampi servizi di sosta e mobilità), hanno contribuito come non altri a rendere tutto ciò che sta tra piazza Maggiore e le mura una sorta di deserto, affascinante e utile solo a delinquenti e spacciatori. Vadano quindi al Duse, ma sappiamo, i sindacati, che questa volta i bolognesi non ci cascheranno: vanno là a lamentare una tragedia, la chiusura del Duse, ma, in realtà, inscenano solo la solita commedia di chi si approfitta e prospera grazie alle sfortune e alle disgrazie dei lavoratori.

Lo dichiara Massimiliano Mazzanti, coordinatore nazionale di Area Destra