GAZA, 1 GIUGNO – L’esercito israeliano assalta una flottiglia di navi appartenenti a organizzazioni non governative in rotta verso Gaza per portare aiuti umanitari. Assalto che finisce nel sangue. Secondo una tv israeliana ci sarebbero 19 morti e 26 feriti, tra cui lo sceicco Raed Salah, capo del Movimento islamico nei territori palestinesi.

Il comandante della marina militare israeliana, ammiraglio Eliezer Marom, ha affermato che gli scontri mortali si sono verificati solo su una delle sei navi, la Marmara, battente bandiera turca. Fra gli attivisti a bordo delle navi c’erano anche quattro italiani: la Farnesina afferma che nessuno di loro è stato coinvolto nella sparatoria.

Un comunicato militare israeliano sottolinea che “i dimostranti a bordo hanno attaccato il personale navale dell’Idf con armi da fuoco e armi leggere, incluso coltelli e bastoni. Inoltre una delle armi usate era stata strappata a un soldato dell’Idf. I dimostranti avevano chiaramente preparato le proprie armi in anticipo per questo specifico scopo. Come risultato di questa attività violenta, le forze navali hanno usato strumenti antisommossa, comprese armi da fuoco”.

Secondo altre testimonianze, però, i soldati sarebbero stati colpiti con armi da taglio e non da fuoco. Inoltre, Funzionari della direzione della dogana turca, citati dal quotidiano al-Zaman, hanno chiarito che tutti i passeggeri saliti a bordo della Marmara sono transitati attraverso i rilevatori a raggi X. Nessuno di loro, hanno precisato, aveva armi con sé.

Lo Stato d’Israele da quindi luogo ad un assalto che, se la ricostruzione turca venisse confermata, sarebbe senza alcuna giustificazione. Infatti, Le navi di Freedom Flotilla portavano più di 700 passeggeri di 40 nazionalità diverse e volevano consegnare 10mila tonnellate di aiuti umanitari, tra cui cemento, medicine, generi alimentari, e altri beni fondamentali per la popolazione di Gaza. A bordo anche case prefabbricate, 500 sedie a rotelle elettriche e cinque parlamentari (di Irlanda, Italia, Svezia, Norvegia e Bulgaria) oltre a esponenti di Ong, associazioni e semplici cittadini filo-palestinesi intenzionati a forzare il blocco di aiuti umanitari a Gaza.

Inoltre, così facendo, non solo Israele rovina la sua immagine agli occhi del mondo intero, ma mette ancora più a rischio la sua stessa sicurezza. Infatti, tali eventi potrebbero dar luogo a dei tentativi di rappresaglia.

D’altro canto viene confermata tutta l’inadeguatezza di un premier, quello israeliano, Benjamin Netanyhau, a guidare un processo di pace, che, nonostante l’investimento e l’impegno del Presidente americano Obama, appare sempre più lontano.

Simone Luca Reale