BOLOGNA, 5 MAGGIO – Dopo la battaglia contro i graffitari la lady di ferro torna alla carica. Oggetto della discordia questa volta sono gli orari di chiusura degli esercizi commerciali.

Il commissario è stata duramente contestato dal numero uno di Ascom, Enrico Postacchini, in seguito all’apertura che ha concesso ai comitati dei residenti sulla possibilità di ridurre gli orari di chiusa.

“Far chiudere prima delle tre di notte un locale notturno vuol dire far chiudere l’attività, su questo chiederemo di essere cauti”, dichiara Postacchini.

Critiche arrivano anche da Confesercenti che per bocca del suo numero due Zucchini dichiara: “Con la crisi un’ora di incassi in meno incide”. La Cancellieri, pronta ad incontrare i commercianti tra una decina di giorni, però non si scompone e sostiene che “gli orari andranno un po’ ridotti”.

Il presidente di Ascom pur riconoscendo le ragioni dei residenti afferma che “bisogna conciliare le esigenze di tutti. Stiamo parlando di locali che aprono alle ventidue — dice Postacchini — mica possono tirare giù la serranda a mezzanotte: quella della chiusura anticipata dei locali è una linea che non mi sento di avallare”.

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“Se saremo interpellati diremo al commissario di andarci cauti. Bisogna tenere presente che si parla di attività – aggiunge il Presidente di Ascom – dove lavorano diverse centinaia di persone, attività che in questo periodo di crisi fanno anche da ammortizzatore sociale, dove arriva chi ha perso il lavoro”. Insomma Postacchini sostiene che va bene il rigore “ma non si può generalizzare. Si punisca chi contravviene”.

La linea critica di Ascom, come suddetto, viene avvallata anche da Confesercenti che tra l’altro si prepara ad impugnare l’articolo che obbliga i gestori a sorvegliare ciò che accade fuori dai locali. “Mi sembra che la situazione in via del Pratello e in zona universitaria sia molto migliorata rispetto agli anni passati, il rumore ormai è l’ultimo dei problemi”, dice Massimo Zucchini che è anche gestore del Celtic Druid di via Caduti di Cefalonia.

Secondo Zucchini, l’atteggiamento del Commissario più che da una reale necessità è dettato dalla volontà di dire “ci siamo”.

Tra i commercianti però abbiamo anche chi è in dissenso con la decisione di impugnare il regolamento comunale, come Silvia Ferraro, presidente del comitato dei commercianti della Contrada delle torri e delle acque, che dichiara: “Si cerca di far prevalere quella piccola parte del commercio che più facilmente vuole aggirare le regole, a discapito della maggioranza di bottegai che ama la città e i suoi cittadini”.

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Il Commissario comunque sembra non voler arretrare di un centimetro sostenendo che “la chiusura alle tre di notte è troppo”.

Insomma, dopo anni di cofferatismo che hanno segnato una stretta sulla movida bolognese con una serie di disposizioni perlomeno discutibili, ritorna forse la volontà di trasformare Bologna in ciò che in fondo non è.

Infatti, si deve innanzitutto comprendere che Bologna, città universitaria d’eccellenza, vive oltre che di giorno anche di notte e che non si può amministrare una comunità in cui l’inclusione sociale e la cultura la fanno da padrone allo stesso modo in cui si amministra un paese che vive d’agricoltura. Con questo ovviamente non si vuole criticare la “vocazione agricola” di determinate zone ma solo sottolineare che in ogni luogo devono essere valorizzate le migliori risorse che quello stesso luogo ha da offrire, e sicuramente in una città di studenti, come è Bologna, far chiudere prima delle tre i locali non è una delle migliori scelte.

Simone Luca Reale

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