BOLOGNA, 23 APR. – Il terremoto politico che occupa le pagine di tutti i quotidiani nazionali e internazionali, che scuote e fa tremare le fondamenta del Pdl mettendone a rischio la stessa esistenza, si trasferisce a livello locale.

Infatti, a seguito dell’attacco diretto del Premier Silvio Berlusconi nei confronti del coordinatore provinciale Raisi dal palco della direzione nazionale del partito, arriva puntuale la richiesta di dimissioni da parte del coordinatore cittadino Garagnani, che dichiara: “Dopo le giuste e motivate riflessioni del presidente Berlusconi, credo che l’onorevole Raisi ne trarrà le dovute conseguenze, dimettendosi da coordinatore provinciale”.

Il premier, aveva attaccato a muso duro Raisi per la sua partecipazione al programma Tetris, sostenendo che il partito sarebbe stato sottoposto “al pubblico ludibrio dalle presenze televisive di Bocchino, Urso e Raisi”.

Garagnani si è subito mosso, dichiarando senza peli sulla lingua che non vi è “nulla di personale” con Raisi, ma “quando vengono meno le ragioni di appartenenza a un partito che si identifica nella leadership umana e politica di Berlusconi, è meglio dimettersi”. Infine, Garagnani invita “gli iscritti e i simpatizzanti” del Pdl a Bologna, a “manifestare la loro solidarietà a Berlusconi”.

Di fatto il coordinatore cittadino con il suo comportamento offre una sponda a coloro che sostengono che il Pdl sia un partito personale dove la legittima critica non è tollerata.

In ogni caso, Raisi non sembra per nulla intimorito e la replica non si è fatta attendere. “Garagnani ha un’ossesione nei miei confronti” – reagisce il finiano – aggiungendo: “non mi ha chiesto Berlusconi di dimettermi, me lo chiede Garagnani? Capisco il delirio di onnipotenza ma mi sembra eccessivo”.

Dalle parole del coordinatore provinciale si capisce quindi che non ha la minima intenzione di dimettersi. Anzi si prospetta anche in Emilia Romagna la nascita di una corrente tra i “fedelissimi del presidente della camera” anche se è lo stesso Raisi a predicare calma sostenendo che “è ancora presto”. Per adesso sono solo 9 gli amministratori in regione che hanno firmato l’appello per Fini sul sito di Generazione Italia (sono 200 a livello nazionale). “Non c’è struttura – dice Raisi – siamo una corrente politica e non una corrente di potere come ce ne sono altre dentro” al partito.

Nel giorno della definitiva rottura tra Gianfranco Fini, co-fondatore del Pdl, e Silvio Berlusconi lo scontro si sposta quindi anche a livello locale. Le preoccupazioni maggiori, comprese quelle dell’opposizione, derivano dal timore che l’estrema confusione che regna nel Pdl abbia delle conseguenze sulla capacità del governo e delle varie amministrazioni locali di rispondere ai bisogni dei cittadini, specialmente in un periodo di transizione e di crisi come quello attuale.

Simone Luca Reale

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