(A cura di Stefano Spillare) – Massimo Ciancimino, il figlio di Vito Ciancimino, noto mafioso palermitano ed importante esponente politico della Democrazia Cristiana fin dagli anni ’60, continua la serie di deposizioni che, giorno dopo giorno, rivelazione dopo rivelazione, ma anche ricusazione dopo ricusazione da parte delle persone chiamate in causa, vorrebbero far luce sulla oramai famigerata trattativa tra Stato e mafia all’indomani delle stragi di Capaci e via d’Amelio, nonché sui mai recisi rapporti tra politica e organizzazioni criminali.

[ad#Bologna Notizie 234 x 60] Massimo Ciancimino, dopo essere recentemente salito alle cronache giudiziarie in seguito al cosiddetto “papello”, il foglio dove lo stesso Riina avrebbe dettato le condizioni per la pax mafiosa, e dopo aver parlato di investimenti fatti dal padre nell’operazione edilizia Milano 2, di un certo Silvio Berlusconi, ora rilancia pure sulla nascita di Forza Italia: “Mio padre – spiega Ciancimino ai Magistrati – mi spiegò che Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia”.

Una tesi, quella che vedrebbe nella creatura di Berlusconi e Dell’Utri il nuovo referente politico di Cosa nostra dopo la caduta della Prima Repubblica, se si vuole, neppure tanto nuova.

Infatti, che col piano Marshall e l’afflusso di denari americani per la rinascita dell’economia italiana postbellica si fosse nutrita anche Cosa nostra, è cosa ben nota. Come è nota la convergenza degli interessi economici, leciti ed illeciti, verso il nord e, in particolare verso la Lombardia, a partire dagli anni del boom economico (ed edilizio). Il noto “stalliere” di Arcore fu più volte indicato come l’uomo che Cosa nostra tentava di infiltrare nel giro d’affari che interessava la “Milano da bere”.

Pare abbastanza normale, quindi, che, anche politicamente, gli interessi della mafia iniziassero a vertere verso quel Partito socialista che, grazie all’opera riformatrice di Craxi, diveniva, a sinistra, il migliore alleato della borghesia italiana. È della fine di questo periodo “aureo” la cosiddetta “trattativa” che vedeva coinvolti, da una parte, per lo Stato, il colonnello dei Carabinieri Mario Mori, dall’altra parte, per i corleonesi, proprio quel Vito Ciancimino il cui figlio, adesso, è divenuto uno dei teste fondamentali per la ricostruzione di quello che è avvenuto in quel periodo.

La trattativa, però, era anche la reazione alla crescente tensione tra istituzioni e mafia: “fare la guerra per fare la pace” amava dire Totò Riina. Una tensione cresciuta, da un lato per l’inasprimento delle normative antimafia, dall’altra per lo sbandamento politico seguito a Tangentopoli, uno sbandamento che tolse i consueti riferimenti politici a Cosa nostra.

In quel periodo, la forza politica che emergeva trionfante dalle ceneri della prima Repubblica era proprio Forza Italia. Per molti, quindi, fu normale l’equazione che faceva convergere gli interessi mafiosi verso quella forza politica che aspirava a sostituirsi, in continuità, al defunto pentapartito.

Che la forza politica e mediatica del nascente partito di Berlusconi avesse a che fare con le organizzazioni criminali, venne poi recentemente testimoniato anche dal pentito Gaspare Spatuzza, il quale, durante il processo per mafia a Dell’Utri, parlò dei suoi colloqui col boss mafioso Giuseppe Graviano, dicendo che questi gli avrebbe riferito di “avere il paese nelle mani” grazie al “compaesano nostro” (Dell’Utri, nrd), e a “quello di canale 5”. Dichiarazioni smentite poi dal fratello di Giuseppe, Filippo Graviano.

Le dichiarazioni di Spatuzza, però, confermavano quelle già rese da Antonio Giuffré, altro pentito di mafia, e primo ad indicare nei fratelli Graviano gli intermediari di un patto elettorale tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi.

[ad#Italia Notizie 234 x 60]A queste accuse, quindi, adesso si aggiungono quelle di Massimo Ciancimino, il quale avrebbe portato, a riprova di quanto sostenuto, anche una lettera scritta dal padre e indirizzata proprio a Dell’Utri e, per conoscenza, a Berlusconi, trascrizione, in parte modificata da Ciancimino senior, di un “pizzino” scritto da Provenzano in persona, nel quale si farebbe riferimento ad una possibile ritorsione mafiosa nei confronti dei figli di Berlusconi se questi non dovesse “mettere a disposizione una delle sue televisioni”. A detta di Ciancimino jr, il padre avrebbe avuto l’intenzione anche di convocare una conferenza stampa, una sorta di avvertimento al premier su “quanto sapeva della nascita di Forza Italia”.

Le reazioni della maggioranza, ovviamente, sono durissime. Nicolò Ghedini, legale di Berlusconi, parla di “dichiarazioni destituite di ogni fondamento”, “totalmente inverosimili e prive di ogni dignità logica”. Adducendo a controprova l’azione massiccia del Governo contro la mafia: “la più severa e forte offensiva del dopo guerra” spiega, aggiungendo anche che “Ciancimino dovrà rispondere di fronte all’autorità giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni”.