BOLOGNA, 04 FEBB. – In una breve conferenza stampa tenuta a termine del Consiglio dei ministri, il ministro degli Interni Roberto Maroni è tornato sulla eventualità di un unico giorno di elezioni per le comunali di Bologna: “Ho portato al Cdm una relazione che ha analizzato la questione tecnica. Non si può intervenire. Non ci sono i tempi per emanare un decreto legge che consenta di accorpare l’elezione a Bologna con il turno del 28 e 29 marzo. Bologna, quindi, non andrà al voto alla fine del prossimo mese, perché le dimissioni del sindaco sono avvenute oltre il termine utile per poter procedere a queste elezioni”.

Il titolare del Viminale ha aggiunto: “Il Parlamento è sovrano e può, se lo riterrà, approvare una modifica legislativa all’attuale normativa in materia di enti locali per far andare Bologna e gli altri quattro comuni che nel frattempo si sono sciolti ad eventuale turno suppletivo in primavera o in autunno. In assenza di questo intervento, il voto si terrà nel turno ordinario, cioè nel 2011. Alla scadenza del termine previsto per la conferma delle dimissioni del sindaco di Bologna cioè il 18 febbraio, nominerò il commissario che gestirà il Comune fino alle elezioni amministrative”.

Non si è fatta attendere la reazione del Pd. “E’ una vergogna vedere lo scarica barile del Governo che non sa decidere a fronte di un sindaco e di un Consiglio comunale che con rapidità ha messo la città in condizione di votare in breve tempo. Serve una data del voto in tempi assolutamente ravvicinati”. Così il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, attacca la scelta. “Il Governo non faccia scarica barile – afferma Bersani – e decida per una data ravvicinata del voto. Ci sono tutte le condizioni per votare presto e il Pd in queste ore assumerà un’iniziativa per una norma che fissi la data”.

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