BOLOGNA, 3 FEB. Ormai è certo: non si voterà a marzo. Questo almeno si legge nelle parole di Roberto Maroni: “Stiamo valutando ancora con attenzione il caso che presenta dei problemi già rilevati sia da me sia dal segretario del Pd Bersani. Domani portero’ al consiglio dei ministri la relazione sul caso Bologna e il consiglio dei ministri decidera’’. Il pessimismo è dovuto all’emersione di “questioni di costituzionalità” dapprima ignorate dal ministro leghista, il quale aveva assicurato l’emanazione di un provvedimento ad hoc qualora ci fosse stato l’accordo di tutte le parti politiche.

Probabilmente è proprio questo il punto. All’unanimismo di facciata raccontato dalle dichiarazioni dei dirigenti locali di PD e PDL, si sono sostituiti progressivamente i distinguo e le accuse reciproche. Dunque, come già anticipato dal nostro giornale (http://www.bolognanotizie.com/2010/01/28/bologna-le-mosse-dei-partiti-allontanano-la-data-delle-elezioni ), giacché tutti vogliono si voti a marzo, a marzo non si voterà.

D’altronde, Enzo Raisi (PDL) era stato chiaro ieri nel paventare “grossi rischi di legittimità che metterebbero in imbarazzo anche il presidente della Repubblica”, seguito a ruota dal ministro della Difesa La Russa, il quale, ospite della trasmissione Ballarò, aveva previsto il voto tra qualche mese. Tutto fiato, questo, per le trombe “democratiche”. Il segretario provinciale De Maria, infatti, passando dalla difesa all’attacco, chiede l’ election day. Impossibile, tuttavia, non notare la contraddizione del Partito Democratico, laddove a Bologna si accelera per poi frenare a Roma.

Alchimie politiche o differenza di vedute ? Interesse di partito o sincero amore per la città ? I bolognesi, nauseati, gradirebbero scendere dall’”otto volante” degli annunci e delle smentite.

Antonio Del Prete

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